Due lettere fanno causa: il locale cambia nome in “Sahouse” per tutela dei marchi

Il nuovissimo locale “Santhouse”, inaugurato il 12 giugno a piazzale Michelangelo da Dimitri Kunz d’Asburgo, compagno della ministra Daniela Santanchè, è finito sotto procedimento civile al tribunale di Firenze. A fare ricorso sono le società legate al marchio “Santa” di Giulio Fratini, che hanno contestato la denominazione del locale per contraffazione e concorrenza sleale, evidenziando un danno economico subito già durante l’inaugurazione. Il giudice ha disposto un’inibitoria, confermata successivamente, costringendo il locale a oscurare due lettere del logo e a modificare il nome sui social e nelle comunicazioni interne.

Il provvedimento cautelare è motivato dal fatto che “Santa” è un marchio noto e distintivo, con quattro sedi già affermate (Villa Cora, Santa Maria Novella, Roma e Venezia) e riconosciuto tra i migliori bar al mondo. Secondo il giudice, il nome “Santhouse” riproduce il cuore identitario del marchio “Santa”, creando confusione per il pubblico e giustificando l’urgenza della misura inibitoria. Le difese avanzate dagli avvocati di Kunz sulla presunta debolezza del marchio delle ricorrenti e sulle differenze visive e fonetiche sono state rigettate.

Il locale ha quindi adottato il nuovo nome “Sahouse”, seppur in modo provvisorio, e si è conformato all’ordine del tribunale, anche se con soluzioni temporanee come scotch e foglie per coprire le lettere contestate. La sanzione prevista per eventuali ritardi nell’esecuzione è stata fissata a 3.000 euro al giorno, dato il livello dei locali e il fatturato stimato in circa 3 milioni di euro annui. L’iter giudiziario potrebbe comunque proseguire con ulteriori gradi di giudizio.

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