Anche Ubaldo Scanagatta ha voluto salutare, con una lettera affettuosa, Raffaello Paloscia, una delle più importanti voci del giornalismo sportivo fiorentino scomparso ieri.
"Raffaello Paloscia è stato un grande esempio di giornalista e persona perbene come poche e pochissime nel nostro ambiente. Un maestro di serietà, correttezza professionale, umanità. E umiltà. Mai saccente, mai presuntuoso, mai arrogante. Con lui abbiamo diviso una grande passione per il tennis, guardato e giocato. Con la squadra de La Nazione ci siamo trovati più volte fianco a fianco, insieme anche ad altri grandi de La Nazione, Simone Nozzoli, Franco Picchiotti, Carlino Mantovani, a giocare incontri combattutissimi nella Coppa dei Giornali che vincemmo talvolta in Toscana fino a disputare anche le fasi finali nazionali a Roma.
Raffa ha avuto una grossa responsabilità: quella di ospitare i miei primi articoli sull’amato tennis nell’ottobre 1972 a Roma per un torneo fra professionisti cui partecipò Arthur Ashe e ricordo che io scrissi di un tifoso romano che gridò “Daje Arturo!” e poi nel ‘73 gli assoluti a Perugia cui partecipai anch’io (perdendo con Barazzutti in ottavi 75 62 75…) prima di farmi fare alla domenica gli spogliatoi della Fiorentina …”perché te che non devi seguire i viola tutti i giorni e non hai quindi bisogno di mantenere necessariamente buoni rapporti con tutti puoi scrivere interviste e profili più liberi, in piena autonomia”…
Insomma se non ci fosse stato Raffa non avrei mai fatto il giornalista e chissà, forse sarebbe stato meglio per tutti. Ricordo fra l’altro che fu lui a sostenere fra i primissimi, dopo averlo visto giocare diciottenne al ct Firenze nel tradizionale torneo delle Cascine, a pronosticare un grande futuro a Ivan Lendl, e me lo avrebbe poi sempre ricordato nel modo più simpatico e con il consueto understatement senza mai assumere l’aria saccente di chi suole dire: “Io l’avevo detto”.
Raffa mi presentò anche al Corriere della sera e a Mario Gherarducci che mi fece “coprire” un paio di Wimbledon e di Coppe Davis per il corsera.
A quei tempi andavo a seguire i grandi tornei a spese mie, ma Raffa, insieme al mio capocronista Elvio Bertuccelli, ebbe grande peso e merito quando La Nazione prese a considerarmi “in servizio e non in ferie” durante i tornei di Roma e Wimbledon. Insomma a Raffa devo tanto, tantissimo.
Quando poi lui cominciò a fare tv sulle tv locali mi chiese se potevo andare lì come ospite e per me fu un grande onore che mi considerasse come opinionista.
Ciao Raffa ti ho sempre voluto bene, sei sempre stato un grande.
P.s. Dimenticavo: Raffa grande tifoso del Bologna in primis ma anche della Fiorentina frequentava insieme a mio padre al ct Firenze, il grande Fulvio Bernardini, l’allenatore del “Bologna che tremare il mondo fa” e che poi trionfò anche con la Fiorentina. Anche Bernardini, l’allenatore che sceglieva i giocatori a seconda che avessero “i Piedi buoni”, condivideva con Raffa la grande passione per il tennis."
"Raffaello Paloscia è stato un grande esempio di giornalista e persona perbene come poche e pochissime nel nostro ambiente. Un maestro di serietà, correttezza professionale, umanità. E umiltà. Mai saccente, mai presuntuoso, mai arrogante. Con lui abbiamo diviso una grande passione per il tennis, guardato e giocato. Con la squadra de La Nazione ci siamo trovati più volte fianco a fianco, insieme anche ad altri grandi de La Nazione, Simone Nozzoli, Franco Picchiotti, Carlino Mantovani, a giocare incontri combattutissimi nella Coppa dei Giornali che vincemmo talvolta in Toscana fino a disputare anche le fasi finali nazionali a Roma.
Raffa ha avuto una grossa responsabilità: quella di ospitare i miei primi articoli sull’amato tennis nell’ottobre 1972 a Roma per un torneo fra professionisti cui partecipò Arthur Ashe e ricordo che io scrissi di un tifoso romano che gridò “Daje Arturo!” e poi nel ‘73 gli assoluti a Perugia cui partecipai anch’io (perdendo con Barazzutti in ottavi 75 62 75…) prima di farmi fare alla domenica gli spogliatoi della Fiorentina …”perché te che non devi seguire i viola tutti i giorni e non hai quindi bisogno di mantenere necessariamente buoni rapporti con tutti puoi scrivere interviste e profili più liberi, in piena autonomia”…
Insomma se non ci fosse stato Raffa non avrei mai fatto il giornalista e chissà, forse sarebbe stato meglio per tutti. Ricordo fra l’altro che fu lui a sostenere fra i primissimi, dopo averlo visto giocare diciottenne al ct Firenze nel tradizionale torneo delle Cascine, a pronosticare un grande futuro a Ivan Lendl, e me lo avrebbe poi sempre ricordato nel modo più simpatico e con il consueto understatement senza mai assumere l’aria saccente di chi suole dire: “Io l’avevo detto”.
Raffa mi presentò anche al Corriere della sera e a Mario Gherarducci che mi fece “coprire” un paio di Wimbledon e di Coppe Davis per il corsera.
A quei tempi andavo a seguire i grandi tornei a spese mie, ma Raffa, insieme al mio capocronista Elvio Bertuccelli, ebbe grande peso e merito quando La Nazione prese a considerarmi “in servizio e non in ferie” durante i tornei di Roma e Wimbledon. Insomma a Raffa devo tanto, tantissimo.
Quando poi lui cominciò a fare tv sulle tv locali mi chiese se potevo andare lì come ospite e per me fu un grande onore che mi considerasse come opinionista.
Ciao Raffa ti ho sempre voluto bene, sei sempre stato un grande.
P.s. Dimenticavo: Raffa grande tifoso del Bologna in primis ma anche della Fiorentina frequentava insieme a mio padre al ct Firenze, il grande Fulvio Bernardini, l’allenatore del “Bologna che tremare il mondo fa” e che poi trionfò anche con la Fiorentina. Anche Bernardini, l’allenatore che sceglieva i giocatori a seconda che avessero “i Piedi buoni”, condivideva con Raffa la grande passione per il tennis."
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