La situazione è cambiata, i rischi sono diventati altissimi

La Nazione questa mattina raccoglie la testimonianza di Niccolò Celesti, fotoreporter a bordo della Global Sumud Flotilla, la flotta di aiuti umanitari che sta facendo vela verso gaza per portare cibo e aiuti umanitari e che negli ultimi giorni è stata bersaglio di diversi attacchi. Da ultimo sono arrivate gli appelli, tra cui quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad interrompere il viaggio verso Gaza e affidare gli aiuti al patriarcato latino di Gerusalemme.

Una proposta inizialmente rifiutata dalla Flotilla ma per la quale i capitani e l’equipaggio si stanno confrontando con le autorità italiane, che hanno avvertito chiaramente che una volta entrati in acque israeliane la loro sicurezza non potrà essere garantita.

Il rifiuto di collaborare e la decisione di provare a forzare il blocco navale hanno convinto diversi membri dell’equipaggio a rientrare a casa: anche Niccolò Celesti, come racconta il quotidiano, ha deciso di rientrare in Italia da Creta, scegliendo la strada della prudenza, anche sulla base della piega che la missione ha preso negli ultimi giorni.

Non una ritirata, non un rinnegare i motivi umanitari che l’hanno spinto a salire su una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, ma la consapevolezza che i rischi sono diventati altissimi e che le differenze di vedute sul futuro della missione sono profonde.


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