Le parole di Francesco Torselli a Firenzedintorni.it

Francesco Torselli,eurodeputato delGruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:

Guardando alle proteste e al fallimento dell'integrazione nelle banlieue francesi, come può il tetto agli alunni stranieri evitare che l'Italia finisca nello stesso baratro?

Le violenze che stanno accompagnando le proteste in Francia e in Belgio sono il risultato di decenni di politiche migratorie e di integrazione fallimentari.

Dietro quelle che vengono presentate come proteste studentesche emerge un disagio sociale ben più profondo, che coinvolge anche le seconde, terze e persino quarte generazioni di immigrati, cresciute in Paesi nei quali continuano a sentirsi estranee.

Per troppo tempo si è parlato di inclusione senza realizzarla concretamente, preferendo tutelare gli immigrati nella propaganda politica e, nei fatti, lasciando che si concentrassero in quartieri sempre più isolati dal resto della società.

Bruxelles è l’esempio emblematico di questo fallimento: una capitale europea nella quale convivono, a poca distanza, quartieri moderni, benestanti e simbolicamente inclusivi e aree segnate da segregazione sociale, comunità chiuse e profonde difficoltà di integrazione.

Questo è il modello che dobbiamo evitare: un multiculturalismo di facciata che, anziché favorire la convivenza, ha prodotto separazione, emarginazione e tensioni sociali.

Le violenze non sono mai giustificabili, ma rappresentano anche il segnale di un fallimento politico che non possiamo ignorare. La vera integrazione non consiste nel far convivere comunità separate nella stessa città, ma nel costruire una società nella quale tutti condividano regole, diritti, doveri e un comune senso di appartenenza.

È proprio in questa direzione che va la proposta del Governo Meloni di introdurre un tetto massimo di alunni stranieri nelle classi: non una misura di esclusione, ma uno strumento per favorire una reale integrazione.

La scuola è il primo luogo in cui si costruiscono l’uguaglianza, la socialità e il senso di appartenenza a una comunità. È qui che bambini di origini diverse imparano a conoscersi, a condividere regole, valori, storia e tradizioni.

In una classe composta, ad esempio, da quindici bambini italiani e cinque di origine straniera, questi ultimi hanno maggiori opportunità di familiarizzare con la lingua e la cultura italiana, mentre i loro compagni imparano a considerarli parte integrante della stessa comunità.

Al contrario, una concentrazione eccessiva di alunni con difficoltà linguistiche e percorsi culturali molto differenti, senza adeguati strumenti didattici, rischia di rendere più complesso l’insegnamento e di ostacolare proprio quell’integrazione che la scuola dovrebbe promuovere.

L’obiettivo non è dividere i bambini in base alla loro provenienza, ma evitare che crescano in comunità parallele, senza sviluppare un comune senso di appartenenza.

Per questo il tetto agli alunni stranieri non deve essere interpretato come una misura punitiva o discriminatoria, ma come una proposta per costruire inclusione ed eguaglianza fin dai primi anni di vita.

Perché l’integrazione non si realizza con gli slogan: si costruisce sui banchi di scuola.

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È importante chiarire un punto fondamentale: la proposta di introdurre un tetto massimo di alunni stranieri nelle classi non nasce per difendere le nostre tradizioni, ma per favorire una vera integrazione e prevenire l’emarginazione sociale.

La difesa della nostra identità culturale è certamente importante. Sono sempre stato contrario, ad esempio, alla rimozione dei crocifissi dalle scuole in nome di una presunta tutela della sensibilità altrui. Il cristianesimo, i suoi simboli e le sue tradizioni rappresentano duemila anni della nostra storia e meritano di essere rispettati da chiunque scelga di vivere nel nostro Paese.

Ma il tema del tetto agli alunni stranieri è un altro, ancora più profondo: evitare che chi arriva in Italia, vi cresce e vi costruisce una famiglia continui, anche dopo venti o trent’anni e attraverso più generazioni, a sentirsi un estraneo nella società in cui vive.

Perché il senso di esclusione, la mancata integrazione e la frustrazione sociale possono alimentare tensioni, risentimento e, nei casi più estremi, comportamenti violenti e di rifiuto delle regole. Nulla può giustificare la violenza o la delinquenza, ma una politica responsabile deve anche prevenire le condizioni che rischiano di favorirle.

Il tetto agli alunni stranieri, dunque, non è una misura contro qualcuno, ma una proposta per impedire che si formino comunità separate, generazioni di esclusi e nuove fratture sociali.

Non si tratta soltanto di preservare ciò che siamo, ma soprattutto di fare in modo che chi sceglie di vivere in Italia possa sentirsi davvero parte della nostra comunità.

Perché una società che non riesce a integrare oggi rischia di dover affrontare domani le conseguenze delle proprie divisioni.

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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.

Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.

Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.

Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.

Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo 



L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.

Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.

Ulteriori informazioni:https://go.fliplink.me/view/378E4829-EF7C-4974-A21E-C5649CAAA554 

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