È passato quasi un anno dalla strage del cantiere Esselunga di via Mariti, nella quale persero la vita cinque operai.
Il 16 febbraio ricorrerà un anno esatto, e in quel giorno i residenti hanno organizzato un presidio per accendere i riflettori sul futuro non solo dell’area, attualmente sotto sequestro da parte della magistratura, ma di tutto il quartiere, ancora ferito dalla tragedia di febbraio.
Racconta questa mattina La Repubblica Firenze che i cittadini della zona, riuniti nell’Assemblea 16, chiedono con forza che al posto del cantiere ormai abbandonato venga realizzato un parco pubblico, per sottrarre la vasta area alla cementificazione e donarle del verde.
Sull’area in cui sarebbe dovuta sorgere la nuova Esselunga aleggia l’incertezza, come racconta il quotidiano, e gli abitanti sono preoccupati che possa trasformarsi in un buco nero, tanto che via Giovanni da Empoli è stata rinominata “via Dimenticata da Comune di Firenze e autorità”: l’abbandono della zona non ha fatto che attirare nell’area balordi e spacciatori, contribuendo a peggiorare il clima attorno ai restio del cantiere, fermo ormai da quel tragico 16 febbraio.
Il 16 febbraio ricorrerà un anno esatto, e in quel giorno i residenti hanno organizzato un presidio per accendere i riflettori sul futuro non solo dell’area, attualmente sotto sequestro da parte della magistratura, ma di tutto il quartiere, ancora ferito dalla tragedia di febbraio.
Racconta questa mattina La Repubblica Firenze che i cittadini della zona, riuniti nell’Assemblea 16, chiedono con forza che al posto del cantiere ormai abbandonato venga realizzato un parco pubblico, per sottrarre la vasta area alla cementificazione e donarle del verde.
Sull’area in cui sarebbe dovuta sorgere la nuova Esselunga aleggia l’incertezza, come racconta il quotidiano, e gli abitanti sono preoccupati che possa trasformarsi in un buco nero, tanto che via Giovanni da Empoli è stata rinominata “via Dimenticata da Comune di Firenze e autorità”: l’abbandono della zona non ha fatto che attirare nell’area balordi e spacciatori, contribuendo a peggiorare il clima attorno ai restio del cantiere, fermo ormai da quel tragico 16 febbraio.
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