In via Mariti crescono le difficoltà di commercianti e residenti: il sequestro dell’area blocca tutto, per il futuro molti sperano che venga realizzato un parco pubblico

Ieri presso il cantiere di via Mariti è stata scoperta una targa a ricordo dei cinque operai che persero la vita nel crollo del 16 febbraio 2024: Luigi Coclite, Mohammed El Farhane, Taoufik Haidar, Bouzekri Rahimi e Mohamed Toukabri.

Alla cerimonia hanno preso parte autorità civili e religiose, come la sindaca Sara Funaro e l’imam Izzedin Elzir, il presidente Anmil Firenze Alessandro Lari e il procuratore generale Ettore Squillace Greco, ma anche rappresentanti del mondo sindacale, dalla Cgil a Cobas, e tanti cittadini che hanno voluto ricordare le cinque vittime e stringersi attorno al dolore delle famiglie.

Questa mattina La Nazione racconta che per molti il futuro del cantiere di via Mariti non può essere quello di edificare un supermercato, ma di diventare un parco, un luogo di incontro e convivialità restituito alla cittadinanza. Un’ipotesi sulla quale si è espressa ieri anche la sindaca Funaro: “Ci confronteremo e vedremo se sarà possibile” ha detto.

Sul recinto che circonda il cantiere, abbandonato e sotto sequestro, alcune persone hanno voluto lasciare ieri le impronte delle proprie mani colorate di rosso per chiedere, ancora una volta, che venga fatta giustizia e che cessino le morti sul lavoro.

Anche Sandro Targetti, della rete antisfratto fiorentina, ha parlato del futuro della zona, chiedendo a gran voce che al posto di un supermercato venga realizzato un parco pubblico.

Un’ipotesi che, racconta il quotidiano, molti sembrano condividere, ma che non è vista di buon occhio da alcuni commerciati della zona.

Infatti, da quando l’area è stata bloccata per effetto del sequestro posto dalla procura per lo svolgimento delle indagini, l’area ha attirato balordi e spacciatori: alcuni temono che il parco possa diventare un luogo di degrado e delinquenza.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli appelli al Comune affinché intervenga per riportare sicurezza nelle strade attorno alla zona, specie dopo la chiusura di via Giovanni Da Empoli, e racconta La Nazione che Palazzo Vecchio per due volte, a maggio e novembre, ha chiesto alla società La Villata di ripristinare le condizioni di sicurezza del cantiere e dell’area circostante.

Una richiesta che però, spiega il quotidiano, la società non ha potuto soddisfare, poiché l’area è sotto sequestro e il custode deve limitarsi a conservare la zona.

La preoccupazione dei commercianti della zona cresce: oltre alla presenza di persone poco raccomandabili, anche la carenza di spazi per lasciare la macchina o per lo scarico delle merci rischiano di incidere negativamente sulle attività.
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