Gli appartamenti di via Guelfa 83, di proprietà dell'Asp Montedomini e gestiti da Limehome, sono regolarmente pubblicizzati sulle principali piattaforme di prenotazione online, da Airbnb a Booking. Si tratta di monolocali e appartamenti tra i 41 e i 55 metri quadrati, completamente ristrutturati e dotati di cucina, aria condizionata e check-in digitale. Le tariffe variano da circa 180 euro a notte in bassa stagione fino a sfiorare i 500 euro nei periodi di maggiore richiesta, con ricavi potenziali superiori ai 50mila euro mensili nei mesi di massima occupazione.
Il presidente di Montedomini, Maurizio Frittelli, ribadisce che l'attuale consiglio di amministrazione non condivide questa scelta e prende le distanze dalle decisioni assunte nel 2023. «Noi gli affitti brevi non vogliamo farli. Se qualcuno in passato ha deciso diversamente, non è responsabilità dell'attuale consiglio di amministrazione. Faremo in modo di disincentivare queste pratiche con norme più rigorose», afferma, spiegando però che il contratto in essere rende difficile un intervento immediato. Per questo è stato convocato un consiglio di amministrazione urgente per valutare i provvedimenti da adottare.
Da Palazzo Vecchio cresce intanto il malumore. La sindaca Sara Funaro e l'assessore al Welfare Nicola Paulesu stanno valutando l'ipotesi di aprire un contenzioso con gli attuali gestori, anche a costo di un indennizzo economico. «L'indirizzo rispetto alle politiche abitative cittadine è estremamente chiaro e sarà fatto tutto il necessario perché Montedomini lavori con determinazione in questa direzione», sottolinea Paulesu. Resta però da chiarire chi abbia autorizzato la clausola contrattuale che ha consentito la trasformazione degli immobili in affitti turistici. Lo scrive la Nazione.
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