Scommetto che vi domanderete chi era costui. Eppure c’è una strada a Firenze, nel quartiere di Ripoli, che porta il suo nome. Si sa che in Toscana si ha la tendenza ad abbreviare i nomi, per cui Contessa diventa Tessa, Alessandro Sandro, Giovanni Gianni ecc. ecc.; così anche Ilarione cambiò in Larione.
Ilarione era un monaco tedesco e, dopo il sacco di Magonza del 1462 (che aveva sparso per tutta Europa coloro che ben conoscevano i segreti dell’arte di Gutenberg), era arrivato in Italia e aveva trovato la sua ideale occupazione aiutando le suore del convento di Ripoli nella loro stamperia, guadagnandosi allo stesso tempo da vivere.
Per arrivare al convento, Ilarione doveva percorrere quattro volte la strada chiamata anticamente “Il Pantano di Bagno a Ripoli”, fra mota e fango. Tuttavia Ilarione era contento di poter insegnare alle suore come stampare a regola d’arte e, a tal riguardo, le monachine ricambiavano il suo impegno dimostrandosi diligenti scolare nell’apprendere con grande rapidità ciò che veniva loro insegnato.
Per ben otto anni, dal 1476 al 1484, le domenicane si dedicarono “per mercede” a comporre, rilegare, stampare ecc., divenendo sempre più brave. Si dice che le più laboriose fossero due: suor Marietta e suor Rosarietta. L’amministrazione di questa “officina” era seguita da due frati, Fra Domenico da Pistoia, procuratore del Monastero, e Fra Pietro da Pisa, confessore.
Tanti pregiudizi vennero affossati quando da quella piccola stamperia uscì, nel 1483, una rara edizione del “Decamerone”, seguita da una del “Morgante”. Insomma, si respirava un’aria nuova che regalò a Ilarione e alle sue monachine il titolo di benemeriti della cultura e della città.
Va detto che le domenicane avevano già lasciato, sin dal 1300, la piana di Ripoli e si erano trasferite nel contesto urbano, abitando tuttavia in una strada simile a un viottolo, cioè Il Pantano di Ripoli, che oggi sarebbe via della Scala, e il monastero, la Caserma del Genio.
E quando si trattò di nominare una nuova strada nel rione di Ripoli, il nome del frate riaffiorò nel ricordo della sua preziosa presenza e fu adottato a perenne memoria. Quindi ci piace pensare che Larione avrebbe accettato volentieri di essere ribattezzato, considerandosi ormai fiorentino a tutti gli effetti e pure preferendo, di gran lunga, un bicchiere di buon Chianti a un boccale di legno colmo di birra!
Via del Larione si trova oggi tra via Fortini e via di Ripoli.
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