I racconti di Lady Viola

All’angolo di Via G. Capponi e Via Giusti, si trova un palazzotto, con la facciata colorata di giallo e le cornici in pietra serena. Un epigrafe sulla casa recita “In questa casa, abitò il pittore senza errori – Andrea d‘Agnolo, fiorentino detto Del Sarto, che reduce di Francia, la edificò e vi moriva nell’anno MDXXX”.
Su Via Giusti, anticamente Via del Mandorlo, si intravede un giardino di edera e in un punto più basso anche alberi altissimi (che fortunatamente non rischiano il taglio, scusate l’off-topic). Il salone è affrescato con soggetti profani tipo divinità e amorini mentre al centro appare una figura alata con barba che fa pensare ad un maturo amore in quanto è l’amore che accompagna l’uomo per tutta la sua vita sino al vecchiaia”…..adorna la canizie di liete voglie sante” Così dice il Manzoni ne La Pentecoste- Inni Sacri- - per cercare di rendere l’età avanzata meno disperata e più ricca di empatia e amore umani, tanto da divenire “voglia santa”.
Ma torniamo, alla casa di Andrea, in fondo al giardino appare una loggia stile fiorentino con ariose arcate mentre una lunetta nella sala terrena, sembra essere attribuita allo stesso Artista. La casa non è lontana dalla Chiesa della S. Annunziata dove lavorò, facendo emergere tutto il suo talento. Fu chiamato “il Pittore senza errori” perchè il suo disegno era perfetto. Il colore nei toni più sfumati era di una morbidezza eccezionale. Tale abilità si può ammirare nell’opera la “Madonna del sacco” nel chiostrino interno della basilica.
Suo padre era sarto e certamente avrà avuto gusto ad abbinare colori sia in stagioni estive che invernali, gusto che trasmise al figlio che eccelse nella morbidezza del pastello, nei chiaroscuri e nelle sinopie. Nella basilica della S.Annuziata, nel chiosco grande, gli affreschi di Andrea fanno bella mostra assieme a quelli di Baldovinetti e di Pontormo. Comunque, Il capolavoro di Andrea resta “L’ultima Cena” (Museo del Cenacolo a San Salvi)
A questo riguardo, si racconta che il principe d‘Orange, durante l’assedio di Firenze del 1530, (per riportare al potere i Medici) arrivato a San Salvi rimase così ammaliato dalla bellezza dell’Ultima Cena che risparmiò tutto il quartiere.
Andrea ebbe bottega assieme a Franciabigio, fu una amicizia, oltre che personale, anche lavorativa che si divideva a seconda le attitudini di ciascuno. Durante e dopo l’assedio di Firenze, il pittore ebbe incarico di affrescare sotto i merli di Palazzo della Signoria, le figure dei soldati traditori, condannati all’impiccagione ma successivamente furono cancellate.
Sulla parte sinistra del chiosco d’ingresso della S.Annunziata si vede un piccolo busto di marmo che riproduce i lineamenti dell’Artista.

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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini 
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