I racconti di Lady Viola

Michele di Bartolomeo Michelozzi, chiamato affettuosamente dai fiorentini “Michelozzo”, fu l’Architetto preferito dei Medici.
Cosimo, il Vecchio (Pater Patriae) desiderava un palazzo tutto suo ma, a differenza dei ricchi banchieri come Strozzi, Albizi o Salviati proprietari di lussuose dimore, preferiva un semplice edificio a bugnato rustico, arioso e accogliente dove poter ospitare personaggi famosi, lieti di godere della sua compagnia. E allora quale era l’architetto che poteva soddisfare le sue esigenze? Così pensava il probo Cosimo. La scelta cadde su Michelozzo, di cui riconosceva lo stile essenziale, scevro di qualsiasi abbellimento esterno. Il progetto presentato dall’architetto per la costruzione in via Larga, mostrava un palazzo sobrio e disadorno che incontrò il placet di Cosimo per nulla pentito d’aver rifiutato il progetto del Brunelleschi, troppo imponente per non destare la malcelata invidia tra le ricche famiglie fiorentine.
Cosimo affidò a Michelozzo anche la realizzazione del chiostro di San Marco dove spesso si rifugiava a meditare, salendo alla cella più alta per trovare quella spiritualità che solo certi luoghi riescono ad infondere nell’anima. Per inciso, le celle furono affrescate da Guidolino di Pietro, proveniente, come Cosimo, dal Mugello ed erano visioni artistiche talmente mistiche, da meritarsi l’appellativo di “Beato’Angelico”.
Michelozzo fu anche l’autore del progetto della facciata di San Felice, una chiesa (la cui opera muraria risaliva al secolo precedente) situata in una piazza in angolo nella via che portava a Roma, non lontano da Palazzo Pitti e da Via Maggio, dedicata a Felice, un santo amatissimo dai fedeli d’ Oltrarno. Quindi l’impegno di Michelozzo non era dei più facili ma l’Artista lo seppe portare avanti mirabilmente. Dal suo ingegno nacque dunque la parte frontale che rientrava nei canoni estetici prediletti da questo architetto cioè l’essenzialità e la sobrietà ma non per questo meno lodevoli rispetto ad opere di altri autori.
Quando la facciata fu terminata, proprio da questa chiesa partirono “Le maggiolate” feste che si svolgevano nel mese di maggio e la via che il festoso corteo percorreva venne appunti, battezzata Via Maggio, la più grande dell’antica città.

Si sa che l’architettura è la più perfetta delle arti perchè visibile da ogni punto, ad es. un palazzo, un castello, una villa si possono ammirare di faccia, di fianco, nel presente caso, trattandosi di una chiesa, anche dalla parte dell’abside ma che delusione avrebbero i passanti che volendo osservare più da vicino la chiesa da quel lato, dietro l’agile campanile, nello slargo tra Via Mazzetta e Borgo Tegolaio, trovassero un moderno negozio di trippa e pollami. E il modesto Michelozzo cosa avrebbe detto???? Rimango curiosa!!!!
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini 
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