Pedro Petrone

È il primo giocatore della Fiorentina a vincere la classifica dei cannonieri. Pedro Petrone, centravanti uruguayano, nel primo campionato di serie A della storia viola (1931/32) conquista il titolo di re dei bomber con 25 reti (in 27 partite con una media di 0,93 a gara) alla pari con il bolognese Schiavio. 

Arriva a Firenze ad agosto del 1931. E' un grande colpo di mercato quello messo a segno dal presidente Ridolfi che  acquista Petrone (la cui famiglia è di origine lucana) dal Nacional di Montevideo. È uno dei centravanti più forti in circolazione. Forse il più forte. Ha vinto con la Nazionale del suo paese il primo campionato del mondo della storia nel 1930, due Olimpiadi nel 1924 e nel 1928 e la Copa America nel 1923 e nel 1924.

Petrone è dotato di un tiro potente. Calcia in porta con precisione anche da fuori area e con entrambi i piedi. Non è molto veloce quando arriva a Firenze e in campo si muove poco. Però colpisce il pallone con una potenza straordinaria e segna tanto. In breve tempo i tifosi viola si innamorano di lui e gli danno un soprannome: l'artillero. Il giornale La Nazione, dopo una sua rete segnata al Berta dove ancora non sono costruite le due curve e quindi la visuale dalle colline sullo stadio è molto più ampia di ora, scrive: "Anche i cipressi di Fiesole si inchinarono all'artillero". 

Petrone debutta in serie A nella prima partita della Fiorentina nel massimo campionato il 20 settembre 1931 a San Siro con il Milano, come allora si chiama il Milan, finita 1-1. Il primo gol in maglia viola lo realizza al Berta la settimana dopo, il 27 settembre, quando la formazione gigliata vince 2-1 la prima gara della sua storia in serie A con  il Brescia. Petrone segna la rete dell'1-0 dopo sette minuti. Il primo novembre sempre a Firenze sigla la prima doppietta in maglia viola nell'incontro con la Lazio vinto dalla Fiorentina 2-0. La settimana successiva si ripete allo stadio Giorgio Ascarelli di Napoli, firmando la prima doppietta in trasferta, quando la formazione gigliata si impone per 2-0. 

Segna a ripetizione. Un'altra doppietta a Casale il 20 dicembre non evita però alla Fiorentina la sconfitta per 3-2. La doppietta con il Genova 1893, l'attuale Genoa, al Berta il 21 febbraio 1932 nell'incontro finito 2-2 regala, invece, il pareggio ai viola due volte in svantaggio. Il primo maggio a Busto Arsizio dove la Fiorentina batte la Pro Patria 3-0 firma la prima tripletta. E quattro settimane più tardi, il 28 maggio, al Berta nella partita con il Modena vinta 5-0 segna addirittura 4 reti. L'ultimo gol di quel campionato che la squadra viola conclude al quarto posto la realizza il 12 giugno all'ultima giornata ancora al Berta alla Juve che si laurea campione d'Italia nell'incontro terminato 2-2. 

Ma quanti anni ha Petrone quando arriva a Firenze? Nessuno lo sa con certezza perché la sua data di nascita avvenuta a Montevideo è controversa. Ne vengono fornite diverse: 11 maggio 1904, 11 maggio 1905, 9 giugno 1905 e 11 giugno 1905 (e anche la data della sua morte sempre a Montevideo non è certa: il 13 dicembre 1964 secondo la maggioranza e il 16 dicembre 1964 secondo pochi altri). Comunque viene acquistato dalla Fiorentina quando ha ventisei o ventisette anni. E alla prima partita al Berta nell'amichevole con l'Admira Vienna, il giorno dell'inaugurazione dello stadio, il 13 settembre 1931 segna il gol della vittoria (1-0). È il suo biglietto da visita. 

È una persona eccentrica Petrone. Gira Firenze in carrozza con la testa sempre impomatata di brillantina. C'è chi dice che eviti addirittura di colpire il pallone di testa in campo per non spettinarsi. Ma questa sembra una leggenda metropolitana. Comunque il centravanti uruguayano inizia anche la sua seconda e ultima stagione (1932/33) in maglia viola alla grande. Segna una doppietta alla prima giornata il 18 settembre 1932 a Torino con il Toro. Questa doppietta permette alla Fiorentina di chiudere il primo tempo in vantaggio per 2-0, salvo poi perdere la partita 3-2. E una doppietta la realizza anche sette giorni più tardi al Berta quando i viola battono l'Alessandria 3-1. E poi segna la rete più importante in quel momento della storia della Fiorentina l'8 gennaio 1933 nella partita al Berta con la Juve campione d'Italia (che conquisterà lo scudetto anche in questa stagione). Su cross di Prendato a un quarto d'ora dalla fine realizza di testa (una rarità per lui) il gol della vittoria (1-0), la prima vittoria viola con i bianconeri. Il mio nonno paterno a cui del calcio non importa niente quando sono un bambino mi racconta incredulo che un suo amico, dopo quel successo sulla Juve, va in corteo insieme a qualche migliaio di tifosi gigliati dallo stadio fino al centro inneggiando alla Fiorentina e a Petrone. 

Il bomber uruguayano segna ancora il 29 gennaio a Busto Arsizio dove la Fiorentina batte la Pro Patria 2-1 e poi al Berta il 5 febbraio 1933 quando i viola vincono 3-1 con la Lazio. Quel giorno realizza una doppietta. Il gol a otto minuti dal novantesimo è il dodicesimo del campionato, l'ultimo dei 37 in maglia viola. Dopo la sconfitta al Berta con il Torino per 1-0 la settimana successiva e una sua prestazione opaca, l'allenatore Felsner lascia fuori squadra Petrone per tre partite. La Fiorentina vince due di queste tre partite. Quando lo schiera di nuovo nella gara di Firenze del 19 marzo con la Triestina, il centravanti uruguayano appare svogliato, abulico. Allora non sono ammesse le sostituzioni. E il tecnico all'inizio della ripresa lo cambia di ruolo con l'ala sinistra Prendato. Petrone non gradisce.  Si dimostra quasi offeso, seccato. La Fiorentina poi perde 1-0. Il presidente Ridolfi non accetta il comportamento del suo centravanti. Gli commina una multa di 2.000 lire (lo stipendio  di un mese) e lo mette fuori squadra per tre partite. Il giocatore non ci sta. La sera del 22 marzo, per tutta risposta, dopo aver informato i suoi tre compagni di squadra uruguayani Sarni, Gringa e Antonioli, parte per Genova e la mattina dopo si imbarca sulla nave per l'Uruguay. Il tutto all'insaputa della società. Finisce così l'avventura di Petrone con la Fiorentina dopo 44 partite (17 nell'ultimo campionato) ma anche quella di Felsner esonerato dopo la sua fuga per non essere stato in grado di gestire il primo grande bomber della storia viola. 


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