Nel corso del’200, Firenze cresceva a vista d’occhio e, lungo le vie di comunicazione, fiorivano i borghi. Nelle grandi abbazie i monaci si erano fatti promotori di sapienti opere di bonifica e olivicoltura, regalando insegnamenti, acquisiti in lunghi periodi di studi, a tutti coloro che frequentavano il loro mondo. Furono i frati, nelle città, ad industrializzare, prodotti artigianali.
“Prega e lavora” divenne un motto popolare. A Firenze, grazie ai Frati Umiliati, ordine che accoglieva sotto una unica denominazione frati e monache (permesso ottenuto da Papa Innocenzo II) sorse, appena fuori dalla Porta di S.Pancrazio, un laboratorio laniero, il primo in città, a cui ne seguirono altri.
Un veloce ritratto di questi religiosi, è d’obbligo: essi si distinguevano da un piccolo berretto grigio, modesto anche nella foggia che, rispecchiava totalmente la semplicità dell’0rdine. Non dovevano bestemmiare (mi pare ovvio), né mentire, non oziare ecc.ecc. In questo contesto, i Frati Umiliati, portarono nella litigiosa Firenze, a tutto disposta tranne che all’umiliazione, la loro abilità artigianale: la lavorazione della lana e del panno raffinato e colorato.
Il convento “fabbrica principale” fu costruito vicino all’Arno (Pescaia di Santa Rosa) dove il fiume è più ricco d’acqua, necessaria per le lavorazioni e colorature.
Il convento ebbe anche una Chiesa dove tutti, maestri ed operai, si riunivano in preghiera. Non solo un santo divenne patrono del loro lavoro, ma tutti i santi, a significare che ai fiorentini per lavorare con umiltà e rassegnazione e senza bestemmiare o litigare, occorreva tutta la pazienza e l’aiuto di tutti i Santi del Paradiso!
Così il convento, dove i fiorentini impararono il mestiere, prese il nome d’Ognissanti e il luogo Borgognissanti.
Chi esercitò l’arte della lana sia come produttore che mercante, ne trasse grosso beneficio in ricchezza.
Saranno stati tutti i santi protettori a dar loro una mano??? Chissà…
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