Alla Scuola-Città Pestalozzi di Firenze, una delle tre scuole sperimentali italiane, l’educazione socio-affettiva è parte integrante del percorso didattico fin dalla prima elementare. Ogni settimana almeno un’ora viene dedicata alla consapevolezza di sé, alla gestione delle emozioni e alla costruzione della comunità. «Prima si impara a gestire la rabbia, a conoscere se stessi e gli altri. La sessualità arriva dopo», spiega l’insegnante Marta Monnecchi.
Secondo la docente, questo modello non sarà ostacolato dalla nuova legge che impone il consenso informato dei genitori per affrontare i temi legati alla sessualità e li vieta alle elementari. «L’educazione alle relazioni è dentro la didattica», sottolinea Monnecchi, evidenziando la necessità di formare adeguatamente gli insegnanti. Associazioni ed esperti possono offrire un contributo, ma il docente deve rimanere al centro del percorso per garantire il necessario rapporto di fiducia con gli alunni.
Alla Pestalozzi bambini e ragazzi si confrontano in cerchio, imparano a rispettare la riservatezza e a riflettere sui propri comportamenti. Il coinvolgimento delle famiglie è garantito attraverso due assemblee annuali e uno sportello di ascolto. Un’impostazione sempre più richiesta anche da altri istituti, dove cresce l’attenzione al benessere degli studenti e alla prevenzione del burnout causato da una didattica basata esclusivamente sulla performance. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Condividi
Attiva i cookies













