Oggi Giani, scegliendolo per un incarico così delicato proprio in ragione della sua esperienza e competenza, rende quella contraddizione ancora più evidente

"La nomina di Marco Giorgetti come commissario della Fondazione Toscana apettacolo? Giani smentisce nei fatti le scelte di Funaro". Così, in una nota, la capogruppo di FdI a Palazzo Vecchio Angela Sirello con il consigliere FdI Matteo Chelli dopo che è stata annunciata la nomina di Marco Giorgetti - ex dg del Teatro della Toscana - a commissario della Fondazione Toscana spettacolo.
    
"Quando abbiamo letto - affermano Sirello e Chelli - che Eugenio Giani aveva scelto Marco Giorgetti come commissario della Fondazione Toscana Spettacolo, definendolo persona 'esperta e molto competente', abbiamo pensato per un attimo a un caso di omonimia. Invece no: è proprio lui.

È lo stesso Giorgetti che poco più di un anno fa è stato fatto uscire anticipatamente dal Teatro della Toscana, nonostante un contratto con scadenza al 31 dicembre 2027, attraverso un accordo che ha comportato oneri economici per la Fondazione. Una cosa però sia chiara: le eccellenti competenze professionali di Giorgetti noi le conoscevamo già e non le abbiamo mai messe in discussione.

Non abbiamo avuto bisogno della nomina di Giani per scoprirle. Proprio per questo contestammo allora una scelta che ritenevamo politica e di governance, non fondata sull'inadeguatezza professionale del direttore generale. Oggi Giani, scegliendolo per un incarico così delicato proprio in ragione della sua esperienza e competenza, rende quella contraddizione ancora più evidente".

    
"Su Giorgetti nessuna ironia - concludono gli esponenti di Fdi -. E' un tecnico competente e continua a fare il proprio lavoro. L'ironia è tutta politica: Palazzo Vecchio lo accompagna alla porta prima della scadenza del contratto, Giani poco più di un anno dopo lo richiama dalla porta principale proprio perché "esperto e molto competente. Più che un caso di omonimia, sembra una smentita politica delle scelte compiute da Palazzo Vecchio. E questa volta il mittente non è l'opposizione: è Eugenio Giani".
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