Mercati sotto esame: una settimana guidata dalle banche centrali
La settimana appena passata ha dato parecchio da fare a chi segue i mercati per lavoro o per diletto. In questa settimansi sono mosse insieme tre grandi banche centrali — la Federal Reserve, la Banca d'Inghilterra e la Banca del Giappone — e questo basta già a spiegare il nervosismo che si è visto in Borsa.
Partiamo dall'inizio. Lunedì le Borse europee hanno aperto la settimana con il piede sbagliato: Piazza Affari ha perso l'1,68% in una sola seduta. Il motivo? Alcuni protagonisti del settore tecnologico hanno lasciato intendere che la corsa agli investimenti sull'intelligenza artificiale potrebbe rallentare, e questo ha messo in dubbio i guadagni attesi da chi ha puntato forte su quel comparto negli ultimi anni. Quando il tech tossisce, tutto il listino si raffredda: è successo anche a Milano.
Il cuore della settimana, però, è stato mercoledì scorso, giorno della decisione della Fed. La banca centrale americana ha alzato i tassi di un quarto di punto, una mossa arrivata dopo un dato sull'inflazione core più alto delle attese. È una notizia che vale la pena spiegare bene ai lettori meno avvezzi: quando i prezzi salgono più del previsto, la banca centrale tende a rendere il denaro un po' più caro per raffreddare i consumi, anche se questo può frenare la crescita economica nel breve periodo. Non è una mossa che piace subito ai mercati azionari, ma serve a tenere sotto controllo il potere d'acquisto nel tempo.
Giovedì è toccato alla Banca d'Inghilterra, che ha lasciato i tassi fermi nonostante un'inflazione britannica in leggera accelerazione, mentre venerdì la Banca del Giappone ha chiuso il cerchio con la sua decisione, in un clima ancora condizionato dalle tensioni in Medio Oriente. Proprio queste tensioni hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio nella prima parte della settimana, per poi far vedere un parziale ripiegamento verso venerdì, quando il Brent è tornato sotto i 103 dollari al barile.
E l'oro? Ha fatto il suo mestiere di bene rifugio, guadagnando terreno in un contesto ancora incerto: chi cerca protezione quando le notizie sono contrastanti continua a trovarla lì.
Guardando al bilancio della settimana, Piazza Affari ha recuperato parte del terreno perso ed è
sostanzialmente stabile rispetto a sette giorni prima. Anche Wall Street ha chiuso la settimana con il segno più, segno che gli investitori americani non hanno letto la mossa della Fed come un campanello d'allarme, ma come una decisione già in parte prevista. Lo spread tra Btp e Bund è rimasto su livelli contenuti, poco sopra gli 87 punti base, a conferma che i titoli di stato italiani continuano a non destare particolari preoccupazioni.
Un consiglio per chi risparmia?
Settimane come questa ricordano una cosa semplice ma spesso dimenticata: le decisioni delle banche centrali non sono un esercizio per addetti ai lavori, influenzano direttamente il costo dei mutui, il rendimento dei conti deposito e il valore dei titoli in portafoglio. Chi ha un piano di accumulo o investimenti a lungo termine non deve farsi prendere dal panico per un lunedì storto come quello del 14 settembre: quello che conta è la direzione delle prossime settimane, non la singola seduta. Vale sempre la regola di base: diversificare, guardare all'orizzonte temporale dei propri obiettivi e non lasciarsi guidare dall'emotività quando i titoli dei giornali si fanno più allarmati del solito.
Alla prossima settimana!
Questa “bussola” non indica una strada obbligata, ma offre alcuni spunti puramente di riflessione e non costituisce consulenza finanziaria professionale di Roberto di Giovine Private Banker - IW Private Investments - Gruppo Intesa Sanpaolo.
La settimana appena passata ha dato parecchio da fare a chi segue i mercati per lavoro o per diletto. In questa settimansi sono mosse insieme tre grandi banche centrali — la Federal Reserve, la Banca d'Inghilterra e la Banca del Giappone — e questo basta già a spiegare il nervosismo che si è visto in Borsa.
Partiamo dall'inizio. Lunedì le Borse europee hanno aperto la settimana con il piede sbagliato: Piazza Affari ha perso l'1,68% in una sola seduta. Il motivo? Alcuni protagonisti del settore tecnologico hanno lasciato intendere che la corsa agli investimenti sull'intelligenza artificiale potrebbe rallentare, e questo ha messo in dubbio i guadagni attesi da chi ha puntato forte su quel comparto negli ultimi anni. Quando il tech tossisce, tutto il listino si raffredda: è successo anche a Milano.
Il cuore della settimana, però, è stato mercoledì scorso, giorno della decisione della Fed. La banca centrale americana ha alzato i tassi di un quarto di punto, una mossa arrivata dopo un dato sull'inflazione core più alto delle attese. È una notizia che vale la pena spiegare bene ai lettori meno avvezzi: quando i prezzi salgono più del previsto, la banca centrale tende a rendere il denaro un po' più caro per raffreddare i consumi, anche se questo può frenare la crescita economica nel breve periodo. Non è una mossa che piace subito ai mercati azionari, ma serve a tenere sotto controllo il potere d'acquisto nel tempo.
Giovedì è toccato alla Banca d'Inghilterra, che ha lasciato i tassi fermi nonostante un'inflazione britannica in leggera accelerazione, mentre venerdì la Banca del Giappone ha chiuso il cerchio con la sua decisione, in un clima ancora condizionato dalle tensioni in Medio Oriente. Proprio queste tensioni hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio nella prima parte della settimana, per poi far vedere un parziale ripiegamento verso venerdì, quando il Brent è tornato sotto i 103 dollari al barile.
E l'oro? Ha fatto il suo mestiere di bene rifugio, guadagnando terreno in un contesto ancora incerto: chi cerca protezione quando le notizie sono contrastanti continua a trovarla lì.
Guardando al bilancio della settimana, Piazza Affari ha recuperato parte del terreno perso ed è
sostanzialmente stabile rispetto a sette giorni prima. Anche Wall Street ha chiuso la settimana con il segno più, segno che gli investitori americani non hanno letto la mossa della Fed come un campanello d'allarme, ma come una decisione già in parte prevista. Lo spread tra Btp e Bund è rimasto su livelli contenuti, poco sopra gli 87 punti base, a conferma che i titoli di stato italiani continuano a non destare particolari preoccupazioni.
Un consiglio per chi risparmia?
Settimane come questa ricordano una cosa semplice ma spesso dimenticata: le decisioni delle banche centrali non sono un esercizio per addetti ai lavori, influenzano direttamente il costo dei mutui, il rendimento dei conti deposito e il valore dei titoli in portafoglio. Chi ha un piano di accumulo o investimenti a lungo termine non deve farsi prendere dal panico per un lunedì storto come quello del 14 settembre: quello che conta è la direzione delle prossime settimane, non la singola seduta. Vale sempre la regola di base: diversificare, guardare all'orizzonte temporale dei propri obiettivi e non lasciarsi guidare dall'emotività quando i titoli dei giornali si fanno più allarmati del solito.
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Questa “bussola” non indica una strada obbligata, ma offre alcuni spunti puramente di riflessione e non costituisce consulenza finanziaria professionale di Roberto di Giovine Private Banker - IW Private Investments - Gruppo Intesa Sanpaolo.
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