Nonostante la disponibilità di terapie capaci di bloccare la proliferazione dell’Hiv e impedirne la trasmissione, in Toscana le nuove diagnosi diminuiscono troppo lentamente e spesso arrivano in ritardo. Il 62% delle persone scopre infatti la positività quando l’infezione è già evoluta in Aids, una percentuale superiore di tre punti alla media nazionale.
Nel 2024 i nuovi casi registrati in Toscana sono stati 194, contro i 283 del 2009. La quasi totalità delle infezioni deriva da rapporti sessuali non protetti. Tra gli uomini, il 49% dei contagi è legato a rapporti omosessuali e il 39% a rapporti eterosessuali; tra le donne, invece, la trasmissione eterosessuale riguarda l’89% dei nuovi casi.
Su proposta della consigliera regionale del Pd Marta Logli, la commissione Sanità ha incaricato l’Agenzia regionale di Sanità di studiare le cause delle diagnosi tardive e l’effettiva aderenza alle cure. Soltanto il 2% della popolazione effettua il test almeno una volta all’anno, una percentuale rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi vent’anni.
Tra le ipotesi allo studio c’è una minore consapevolezza del rischio nella popolazione eterosessuale, mentre la diffusione della profilassi pre-esposizione comporta controlli regolari soprattutto tra gli omosessuali. Secondo le stime dell’Istituto superiore di Sanità, in Italia ci sarebbero circa 10mila persone sieropositive inconsapevoli, tra 600 e 700 delle quali potrebbero trovarsi in Toscana. Lo scrive il Corriere Fiorentino.