L’aumento delle persone che scoprono la positività all’Hiv quando hanno già sviluppato l’Aids è una tendenza preoccupante, legata soprattutto alla scarsa consapevolezza del rischio e ai rapporti sessuali non protetti. A lanciare l’allarme è Alessandro Bartoloni, primario di Malattie infettive a Careggi e professore ordinario all’Università di Firenze.
Le terapie attuali consentono alle persone sieropositive di condurre una vita normale e, se assunte regolarmente, azzerano il rischio di trasmissione del virus anche durante i rapporti sessuali o dalla madre al figlio. Una diagnosi tardiva può però comportare gravi danni al sistema immunitario, infezioni opportunistiche e tumori che, se scoperti in fase avanzata, possono diventare difficili da curare.
Secondo Bartoloni, lo stigma, la mancanza di campagne informative e l’errata convinzione che l’Hiv riguardi soltanto alcune categorie hanno ridotto l’attenzione, in particolare tra gli eterosessuali. Per favorire diagnosi precoci, il professore propone che i medici offrano il test ogni volta che prescrivono le normali analisi del sangue, anche in assenza di comportamenti considerati a rischio. «Con gli strumenti che abbiamo, amareggia che il virus continui a circolare per mancanza di informazione e per le difficoltà di accesso alle cure in alcune parti del mondo». Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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