I gioielli ispirati a Firenze diventano una tappa cercata sui social, senza campagne pubblicitarie né influencer

Dalle fotografie sui social alle file davanti al negozio. Da circa un anno Humilis, al civico 51 rosso di Ponte Vecchio, attira un numero crescente di visitatori cinesi. A far conoscere il marchio è stato soprattutto il passaparola su Xiaohongshu, una delle piattaforme social più utilizzate in Cina, con un’affluenza particolarmente evidente negli ultimi mesi.
«È un fenomeno che abbiamo iniziato a vedere circa un anno fa. Prima avevamo già clienti da tutto il mondo, ma a un certo punto i cinesi sono esplosi», racconta il titolare Fausto Baldini. Una crescita che, precisa, è avvenuta spontaneamente: «Non abbiamo fatto campagne sulle loro piattaforme, non abbiamo fatto collaborazioni con influencer. Qualcuno è venuto da noi, ha conosciuto il marchio e ha iniziato a parlarne sul loro social. Da lì è partito tutto».
Figlio di un orafo, Baldini ha aperto il primo monomarca Humilis ad Assisi nel 2016, per poi arrivare a Firenze nel 2019. Il legame con i luoghi è al centro delle creazioni: «Noi facciamo collezioni tributo alle città che ci ospitano». Sul Ponte Vecchio, il giglio e il rosone di Santa Maria del Fiore diventano così gioielli da portare a casa come ricordo del viaggio.
«Il giglio è sicuramente il pezzo che vendiamo di più e per molti cinesi è soprattutto un ricordo di Firenze», spiega Baldini. Accanto alla collezione fiorentina resta quella legata ad Assisi e alla spiritualità francescana, con il rosone della Basilica di San Francesco, il Tau e altri simboli trasformati in anelli, pendenti e bracciali in argento e oro a 18 carati.
Secondo il titolare, ad attirare i clienti sono anche la storia dei simboli e la produzione italiana. «Quando hanno scoperto che il prodotto è fatto al cento per cento in Italia, hanno apprezzato anche questo aspetto». Una scelta mantenuta anche per le confezioni: «Qualcuno mi ha consigliato di utilizzare un packaging prodotto all’estero per risparmiare. Io ho continuato a fare tutto in Italia. Mi sono ostinato e il tempo mi ha dato ragione».
Partito da Assisi, il marchio si è poi esteso a Venezia, al Vaticano e a piazza di Spagna. «C’era chi mi diceva che certe cose potevano funzionare solo ad Assisi», ricorda Baldini. Il successo sul Ponte Vecchio ha invece aperto un nuovo capitolo, alimentato dai racconti e dalle immagini condivise dai visitatori. Lo scrive la Nazione. 
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