Una moratoria sugli sfratti a Campi Bisenzio, da estendere a tutta l’area metropolitana fiorentina. È la richiesta che il sindaco Andrea Tagliaferri ha formalizzato con una lettera alla prefetta di Firenze, Francesca Ferrandino, richiamando l’urgenza di intervenire sull’emergenza abitativa prima della stagione invernale.
«L’emergenza abitativa ormai è una vera e propria bomba sociale che rischia di esplodere», afferma il primo cittadino. Nel territorio comunale sono decine le procedure avviate e quattro gli sfratti esecutivi con forza pubblica previsti entro la fine del mese. Una situazione che, secondo Tagliaferri, coinvolge sempre più anche nuclei con redditi da lavoro: «A rimanere senza una casa sono sempre più spesso famiglie con uno o due stipendi che comunque non possono permettersi un affitto agli attuali prezzi di mercato».
Il sindaco rivendica gli interventi realizzati durante il mandato. Il Comune ha investito 300mila euro per ripristinare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica rimasti sfitti, assegnandone 61 negli ultimi due anni, contro una media di otto all’anno nel decennio precedente.
«Abbiamo mantenuto le risorse per il contributo affitti per mitigare le conseguenze del taglio deciso dal governo Meloni», aggiunge Tagliaferri. Tra le altre iniziative cita Housing First, rivolto alle persone senza dimora, e gli strumenti messi in campo per reperire abitazioni da proprietari privati.
Al governo il primo cittadino chiede «le risorse necessarie per ristrutturare il patrimonio Erp già esistente e magari ampliarlo», mentre sul territorio propone una risposta condivisa: «Agire a livello metropolitano può essere la strada da seguire per arrivare a una soluzione».
La richiesta di sospendere gli sfratti guarda soprattutto ai mesi più freddi. «Al prefetto la chiediamo in vista della stagione invernale, quella più complicata, e deve essere estesa a tutta l’area metropolitana», spiega Tagliaferri, annunciando un appello alla sindaca di Firenze e della Città Metropolitana, Sara Funaro. Il sindaco intende inoltre portare in consiglio comunale un atto che impegni la Città Metropolitana a intervenire in questa direzione. Lo scrive la Nazione.
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