Affrontare la denatalità con meno allarmismo, riconoscendola come il risultato di trasformazioni sociali e culturali profonde. È la proposta di Alessandra Minello, demografa fiorentina e ricercatrice all’Università di Padova, autrice del libro “Senza figli”, edito da Laterza. Secondo la studiosa, le politiche adottate negli ultimi decenni per favorire le nascite sono state inefficaci: occorre sostenere il benessere della popolazione, indipendentemente dalla scelta di diventare genitori.
Minello cita stime secondo cui Firenze potrebbe perdere il 4% della popolazione entro il 2050, scendendo verso i 350mila residenti. Il capoluogo presenta però condizioni relativamente più favorevoli rispetto ad altre realtà italiane, grazie alla diffusione dei servizi e alla presenza di persone con background migratorio, che hanno tendenzialmente una fecondità più alta. Tra le cause del calo delle nascite indica l’instabilità lavorativa, l’incertezza economica e nuovi percorsi di vita che non mettono necessariamente al centro la genitorialità.
Un ruolo decisivo spetta anche alle disuguaglianze di genere: il lavoro di cura resta prevalentemente sulle donne e i congedi non sono paritari. I dati riportati mostrano un’occupazione femminile più bassa tra chi ha figli minori, mentre per gli uomini avviene il contrario. Per Minello, affrontare la denatalità significa quindi comprendere questi cambiamenti e intervenire sulle condizioni di vita delle persone. Lo scrive la Nazione.
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