FIRENZE – Ex conventi, monasteri e strutture di proprietà di congregazioni religiose convertiti all'accoglienza dei visitatori finiscono al centro del dibattito sulle regole della ricettività fiorentina. Come riportato da La Nazione, nel capoluogo toscano si contano circa dieci tra case per ferie e foresterie che offrono pernottamenti con tariffe che arrivano a toccare i 190 euro a notte per una camera doppia, persino in bassa stagione e talvolta con servizi e bagni in comune.
Il nodo principale non riguarda soltanto l'aumento dei costi delle stanze, ma le modalità con cui tali alloggi vengono pubblicizzati e venduti al pubblico. Rispondendo a un'interrogazione presentata da Fratelli d'Italia, l'assessore regionale al Turismo Leonardo Marras ha fatto chiarezza sull'applicazione dell'articolo 35 del Testo unico regionale sul turismo. La norma stabilisce che l'attività delle case per ferie gestite da enti senza scopo di lucro con finalità sociali o religiose debba svolgersi tassativamente «al di fuori dei normali canali commerciali», vietando la promozione e la vendita tramite intermediari o portali di prenotazione online rivolti indistintamente al mercato turistico.
Almeno sette strutture fiorentine non rispetterebbero tale divieto, trovandosi regolarmente presenti sulle grandi piattaforme di prenotazione, mentre per un paio di esse sono stati segnalati dubbi anche sulla presenza del Codice Identificativo Regionale (CIR) e di quello Nazionale (CIN). La consigliera Cecilia Del Re, capogruppo di Firenze Democratica, ha sollecitato l'amministrazione comunale a esercitare la propria funzione di vigilanza, sottolineando la necessità che Palazzo Vecchio applichi la linea interpretativa indicata dalla Regione ed effettui i dovuti controlli sulle presunte irregolarità.
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