La guardia pediatrica proseguirà oltre la conclusione della sperimentazione, prevista a dicembre, e sarà potenziata con l’apertura di nuove sedi dal prossimo anno. L’assessora regionale alla Salute Monia Monni ha deciso di confermare il servizio, giudicando positivi i primi risultati: una delibera sarà firmata a breve. Le possibili nuove postazioni sono Volterra, Aulla, Montagna Pistoiese e Casentino.
Gli ambulatori, aperti nei giorni festivi e prefestivi dalle 8 alle 20, hanno registrato circa 2.100 accessi e attivazioni del pediatra in quattro-cinque mesi. La maggior parte dei casi è stata gestita senza ricorrere al pronto soccorso: a Pescia gli accessi al dipartimento di emergenza sono diminuiti del 34%. Più contenuto l’utilizzo del teleconsulto, con 376 consulenze in cinque-sei mesi: il servizio è attivabile dai medici di guardia, anche durante la notte, e la Regione intende promuoverne maggiormente la conoscenza tra i professionisti.
L’obiettivo è rafforzare l’assistenza nelle aree interne, limitando gli spostamenti delle famiglie e gli accessi impropri ai pronto soccorso, con un costo stimato di 30-40 mila euro annui per ambulatorio. «Sappiamo quanto pesino le distanze nelle aree interne e quanto possa essere difficile, per una famiglia, affrontare lunghi spostamenti con un bambino che sta male», sottolinea Monni, che punta a una maggiore collaborazione tra pediatri di famiglia, continuità assistenziale, Case della Comunità e ospedali. Lo scrive Repubblica.
Gli ambulatori, aperti nei giorni festivi e prefestivi dalle 8 alle 20, hanno registrato circa 2.100 accessi e attivazioni del pediatra in quattro-cinque mesi. La maggior parte dei casi è stata gestita senza ricorrere al pronto soccorso: a Pescia gli accessi al dipartimento di emergenza sono diminuiti del 34%. Più contenuto l’utilizzo del teleconsulto, con 376 consulenze in cinque-sei mesi: il servizio è attivabile dai medici di guardia, anche durante la notte, e la Regione intende promuoverne maggiormente la conoscenza tra i professionisti.
L’obiettivo è rafforzare l’assistenza nelle aree interne, limitando gli spostamenti delle famiglie e gli accessi impropri ai pronto soccorso, con un costo stimato di 30-40 mila euro annui per ambulatorio. «Sappiamo quanto pesino le distanze nelle aree interne e quanto possa essere difficile, per una famiglia, affrontare lunghi spostamenti con un bambino che sta male», sottolinea Monni, che punta a una maggiore collaborazione tra pediatri di famiglia, continuità assistenziale, Case della Comunità e ospedali. Lo scrive Repubblica.
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