Presentato ufficialmente questo pomeriggio a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, il 'Water Resilience Lab - Bacino dell'Arno', una piattaforma promossa da Kering, Conservation International ed Etifor e nata con l'obiettivo di promuovere un approccio collaborativo tra istituzioni pubbliche e private, imprese, mondo accademico, comunità scientifica e attori finanziari per affrontare le vulnerabilità del bacino del fiume più importante della Toscana, legate a scarsità d'acqua, siccità, alluvioni e inquinamento, e rafforzarne la resilienza idrica.
"Nessuna azienda o attore, indipendentemente dalle proprie dimensioni o dalla propria capacità di influenza, può affrontare da solo le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dal rischio idrico - afferma Marie-Claire Daveu, chief sustainability and institutional affairs officer di Kering -. Attraverso il Water Resilience Lab - Bacino dell'Arno, vogliamo dimostrare che la creazione di valore più significativa nasce dalla collaborazione sistemica e dall'azione collettiva tra una pluralità di stakeholder".
Alessandro Leonardi ceo di Etifor-Valuing Nature ha evidenziato che "il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera e che oltre 640.000 unità produttive si trovano in aree a rischio di inondazione. Oggi è necessario mettere in connessione competenze, risorse e responsabilità, favorendo il dialogo tra chi investe e chi conosce e gestisce il territorio".
Solo nel 2023, è stato ricordato, le alluvioni in Toscana hanno causato danni stimati per 1,89 miliardi di euro; entro il 2030 si prevede che la regione registrerà oltre 50 giorni all'anno di stress termico.
Nel corso dell'evento, il Lab ha presentato una roadmap, frutto di un anno di incontri, con sei 'hot spot' già individuati: Villa Petriolo, a ridosso del polo conciario di Santa Croce, i fiumi Ombrone e Bisenzio, il lago di Sibolla ad Altopascio, il bacino dell'Era in provincia di Pisa, il canale Usciana e il fiume Pescia nel Pistoiese, la Valdichiana per la provincia di Arezzo.
Si tratta di aree ospitano alcuni dei più importanti distretti manifatturieri italiani e rappresentano poli d'eccellenza nei settori della cultura, dell'artigianato e del turismo.
Le analisi condotte nell'ambito del Lab hanno evidenziato come la capacità di trattenere circa 48 milioni di metri cubi d'acqua nel bacino dell'Arno al 2050 potrebbe contribuire a ridurre l'impatto degli eventi alluvionali. Gli stessi studi stimano inoltre che ogni metro cubo d'acqua trattenuto possa evitare circa 157 euro di danni da alluvione nel bacino dell'Arno, generando benefici concreti per la resilienza delle comunità e delle attività economiche.
Tra le altre realtà che stanno finanziando il Lab ci sono anche il colosso del lusso Lvmhi, Burberry, Giardini di Toscana e Italpreziosi. "La nostra adesione al Water Resilience Lab - Bacino dell'Arno - commenta Helène Valade, Environment Development Director del gruppo Lvmh - testimonia la convinzione che la tutela degli ecosistemi e il rafforzamento della resilienza agli eventi estremi richiedano un approccio territoriale radicato e collaborativo".
All'evento ha portato i saluti la sindaca di Firenze Sara Funaro, secondo cui "la sicurezza idraulica richiede una strategia condivisa e la collaborazione costante tra tutti i soggetti coinvolti. In questo quadro assume importanza il coinvolgimento del mondo imprenditoria".
Concetto similie espresso da Giovanni Massini, direttore della Protezione civile regionale: "Per ridurre la pericolosità, l'unico strumento di fatto è realizzare interventi per evitare le alluvioni. Ma per ridurre il rischio, l'altro elemento su cui agire è il danno". E qui è importante il ruolo dei proprietari, "di chi gestisce immobili, attività, edifici, perché il corretto comportamento da applicare durante i momenti estremi è il metodo migliore per ridurre il danno e quindi gestire il rischio".
Per Gaia Checcucci, segretario generale dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale, "con il Water Resilience Lab - Arno Basin vogliamo utilizzare gli strumenti della pianificazione distrettuale per costruire un quadro stabile, trasparente e misurabile, in cui pubblico e privato non svolgono lo stesso ruolo, ma assumono responsabilità diverse e complementari. Solo con una nuova alleanza territoriale, che vede le filiere del mondo privato parte attiva e agente del cambiamento, potremo garantire sicurezza, qualità ambientale e sviluppo".
"Nessuna azienda o attore, indipendentemente dalle proprie dimensioni o dalla propria capacità di influenza, può affrontare da solo le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dal rischio idrico - afferma Marie-Claire Daveu, chief sustainability and institutional affairs officer di Kering -. Attraverso il Water Resilience Lab - Bacino dell'Arno, vogliamo dimostrare che la creazione di valore più significativa nasce dalla collaborazione sistemica e dall'azione collettiva tra una pluralità di stakeholder".
Alessandro Leonardi ceo di Etifor-Valuing Nature ha evidenziato che "il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera e che oltre 640.000 unità produttive si trovano in aree a rischio di inondazione. Oggi è necessario mettere in connessione competenze, risorse e responsabilità, favorendo il dialogo tra chi investe e chi conosce e gestisce il territorio".
Solo nel 2023, è stato ricordato, le alluvioni in Toscana hanno causato danni stimati per 1,89 miliardi di euro; entro il 2030 si prevede che la regione registrerà oltre 50 giorni all'anno di stress termico.
Nel corso dell'evento, il Lab ha presentato una roadmap, frutto di un anno di incontri, con sei 'hot spot' già individuati: Villa Petriolo, a ridosso del polo conciario di Santa Croce, i fiumi Ombrone e Bisenzio, il lago di Sibolla ad Altopascio, il bacino dell'Era in provincia di Pisa, il canale Usciana e il fiume Pescia nel Pistoiese, la Valdichiana per la provincia di Arezzo.
Si tratta di aree ospitano alcuni dei più importanti distretti manifatturieri italiani e rappresentano poli d'eccellenza nei settori della cultura, dell'artigianato e del turismo.
Le analisi condotte nell'ambito del Lab hanno evidenziato come la capacità di trattenere circa 48 milioni di metri cubi d'acqua nel bacino dell'Arno al 2050 potrebbe contribuire a ridurre l'impatto degli eventi alluvionali. Gli stessi studi stimano inoltre che ogni metro cubo d'acqua trattenuto possa evitare circa 157 euro di danni da alluvione nel bacino dell'Arno, generando benefici concreti per la resilienza delle comunità e delle attività economiche.
Tra le altre realtà che stanno finanziando il Lab ci sono anche il colosso del lusso Lvmhi, Burberry, Giardini di Toscana e Italpreziosi. "La nostra adesione al Water Resilience Lab - Bacino dell'Arno - commenta Helène Valade, Environment Development Director del gruppo Lvmh - testimonia la convinzione che la tutela degli ecosistemi e il rafforzamento della resilienza agli eventi estremi richiedano un approccio territoriale radicato e collaborativo".
All'evento ha portato i saluti la sindaca di Firenze Sara Funaro, secondo cui "la sicurezza idraulica richiede una strategia condivisa e la collaborazione costante tra tutti i soggetti coinvolti. In questo quadro assume importanza il coinvolgimento del mondo imprenditoria".
Concetto similie espresso da Giovanni Massini, direttore della Protezione civile regionale: "Per ridurre la pericolosità, l'unico strumento di fatto è realizzare interventi per evitare le alluvioni. Ma per ridurre il rischio, l'altro elemento su cui agire è il danno". E qui è importante il ruolo dei proprietari, "di chi gestisce immobili, attività, edifici, perché il corretto comportamento da applicare durante i momenti estremi è il metodo migliore per ridurre il danno e quindi gestire il rischio".
Per Gaia Checcucci, segretario generale dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale, "con il Water Resilience Lab - Arno Basin vogliamo utilizzare gli strumenti della pianificazione distrettuale per costruire un quadro stabile, trasparente e misurabile, in cui pubblico e privato non svolgono lo stesso ruolo, ma assumono responsabilità diverse e complementari. Solo con una nuova alleanza territoriale, che vede le filiere del mondo privato parte attiva e agente del cambiamento, potremo garantire sicurezza, qualità ambientale e sviluppo".
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