"Fermo restando che il raccolto in Toscana quest'anno, come ci dicono i produttori, si annuncia davvero di altissima qualità e quantità, la situazione nel resto d'Italia è molto negativa, se pensiamo soprattutto al sud Italia dove ci sono già giacenze forti. Questo significa che bisogna avere una strategia italiana". Lo ha detto a margine di una conferenza stampa a Firenze l'europarlamentare del Partito democratico Dario Nardella.
"il piano nazionale olivicolo è insufficiente - afferma - non indica delle strategie chiare. Io credo che invece noi, come Italia, dobbiamo essere competitivi su tanti diversi fronti. Sul fronte della qualità, dell'eccellenza, con l'olio extravergine di oliva toscano, sapendo che il prezzo è mediamente più alto".
Poi, però "dobbiamo anche difendere altri tipi di produzione per un consumo più di massa, come l'olio che si produce nelle regioni del sud, con strumenti di supporto". Nell'Italia meridionale, ricorda "si parla di 200.000 tonnellate e anche più di giacenze".
Nardella chiede una difesa a 360 gradi dell'olio italiano e non solo: "Dobbiamo evitare che proprio la crisi della produzione in altre regioni possa spingere per dei mix di olii che vengono venduti come olio toscano, ma poi non lo sono. E dobbiamo difendere l'olio 100% italiano dal rischio di mixage con olii europei, come quello spagnolo, che costa molto meno, o addirittura extraeuropei, come il tunisino. Quindi occorre difendere il made in Tuscany, difendere il made in Italy, fare controlli e avere una produzione, un'offerta diversificata per diversi tipi di mercato".
Infine, conclude, "c'è ovviamente l'olio europeo che si deve difendere da quelli extraeuropei, che, come sappiamo, hanno portato ad una riduzione drastica del prezzo e quindi hanno messo in difficoltà i produttori italiani e degli altri Paesi dell'Unione".
"il piano nazionale olivicolo è insufficiente - afferma - non indica delle strategie chiare. Io credo che invece noi, come Italia, dobbiamo essere competitivi su tanti diversi fronti. Sul fronte della qualità, dell'eccellenza, con l'olio extravergine di oliva toscano, sapendo che il prezzo è mediamente più alto".
Poi, però "dobbiamo anche difendere altri tipi di produzione per un consumo più di massa, come l'olio che si produce nelle regioni del sud, con strumenti di supporto". Nell'Italia meridionale, ricorda "si parla di 200.000 tonnellate e anche più di giacenze".
Nardella chiede una difesa a 360 gradi dell'olio italiano e non solo: "Dobbiamo evitare che proprio la crisi della produzione in altre regioni possa spingere per dei mix di olii che vengono venduti come olio toscano, ma poi non lo sono. E dobbiamo difendere l'olio 100% italiano dal rischio di mixage con olii europei, come quello spagnolo, che costa molto meno, o addirittura extraeuropei, come il tunisino. Quindi occorre difendere il made in Tuscany, difendere il made in Italy, fare controlli e avere una produzione, un'offerta diversificata per diversi tipi di mercato".
Infine, conclude, "c'è ovviamente l'olio europeo che si deve difendere da quelli extraeuropei, che, come sappiamo, hanno portato ad una riduzione drastica del prezzo e quindi hanno messo in difficoltà i produttori italiani e degli altri Paesi dell'Unione".
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