E chi l’ha detto che senza Coppa si è perdenti? A chi chiedeva se fosse necessario alzare un trofeo per definirsi vincitori a tutti gli effetti, soltanto pochi giorni fa, il tecnico dell’Atalanta Gian Piero Gasperini ha risposto zittito. Non propriamente d’accordo, al termine di otto anni alla guida della sua squadra portata dalla lotta per rimanere in Serie A ai grandi palcoscenici europei. Capace di schiantare fuori dall’Europa League il quotato Liverpool di un certo Jurgen Klopp e di guardare alla finale di Coppa Italia.
Di fronte una Fiorentina, quella di Vincenzo Italiano, che cerca la sua terza finale nel giro di un anno. Ancora tu, Gasp. Nei precedenti nove incroci tra i due allenatori, Italiano ne ha vinti cinque e persi soltanto due (due anche i pareggi). Ma quella di mercoledì sera (ore 21 al Gewiss Stadium) sarà sfida da dentro o fuori. In palio proprio la finale dell’Olimpico, che vorrebbe dire possibilità di alzare al cielo un trofeo. Quel successo che manca ai due allenatori, abili comunque a trascinare le rispettive squadre fino a qui.
Nessuno lo ammetterà ma è chiaro che vincere una Coppa vorrebbe dire completare un ciclo, un percorso. Quello di Gasperini è ben più lungo rispetto a quello di Italiano, sulla panchina viola dall’estate del 2021. Il tecnico della Fiorentina sa che con l’Atalanta si gioca una buona parte della stagione e, di fatto, anche della sua esperienza in viola. Poter tornare in finale, così come accaduto lo scorso anno, vorrebbe dire compiere un altro passo verso il sogno di poter regalare un trofeo a una piazza che non lo festeggia da 23 anni.
Filosofie a confronto e quel gol d Mandragora, nella gara d’andata, che comunque avrà un peso. Sfida dalle forti emozioni, con 500 tifosi viola al seguito che in realtà sarebbero stati molto di più. Il settore ospiti, però, non può essere ampliato a causa dei lavori che stanno interessando lo stadio di Bergamo. Il calore e la spinta, comunque, non mancheranno. Italiano e Gasperini si giocano molto, se non tutto delle speranze di poter alzare un trofeo. Ma chi l’ha detto che senza Coppe si è perdenti?
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