Nel mezzo mancano due punti per la matematica certezza di giocare in Europa anche il prossimo anno, giocare la partita di Cagliari, che tutte le volte che si gioca torna in mente ahinoi quello che accadde nel 1982, ma nella testa di Italiano e dei giocatori della Fiorentina (e non potrebbe essere altrimenti) c’è la finale di Conference League di Atene contro i greci dell’Olympiacos.
L’allenatore viola e i calciatori vogliono chiudere la stagione, per molti finirà anche la propria avventura a Firenze (ci sarà tempo di domandarsi perché dal tecnico agli altri in diversi andranno via), alzando al cielo il trofeo. Per sé stessi, per i tifosi, per la società, per la promessa fatta a Joe Barone.
Sarà importante, se non fondamentale, l’esperienza fatta lo scorso anno con le due finali giocate anche se poi perse. C’è la convinzione che certi errori non saranno più commessi, certe scelte saranno fatte in maniera diversa, l’avvicinamento alla partita sarà svolto in maniera diversa.
All’interno della squadra c’è una voglia incredibile di ‘vincere’, di non 'mollare', sia che davanti ci sia un avversario più forte o più debole. Ad Atene saranno sostenuti e supportati da 8mila splendidi tifosi viola che ormai da troppo tempo sperano, sognano, di ‘vincere’. Saranno 'spinti' anche dal tifo di chi non andrà in Grecia ma seguirà la partita al Franchi, al Viola Park, e dove sarano allestiti i maxi schermi in città.
Ecco che anche sarà importante in questi dieci giorni pensare solo ed esclusivamente alla finale, tutti uniti per traguardo comune. Per il futuro e vicende personali ci sarà tempo dopo il 29 maggio. Per adesso l’appuntamento fissato è quello scritto a lettere maiuscole e sottolineato più volte sulle agende del popolo viola: “VINCERE AD ATENE LA CONFERENCE LEAGUE”.
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