La rinascita di Nzola tiene vivo il sogno della Fiorentina

Dovessimo tornare indietro col pensiero, non di mesi o anni ma basterebbe di una decina di giorni, chi si sarebbe mai immaginato che M'Bala Nzola potesse anche solo contribuire a mandare la Fiorentina in una finale europea?
 
Le chiamano sliding doors, elementi assolutamente imprevedibili che possono cambiare la vita in modo altrettanto imprevedibile. Nel caso dell'angolano, quei minuti finali della sfida del Franchi col Bruges sono quanto di più imprevedibile potesse succedere in quel momento.

Proprio lui, dopo mesi di nulla, settimane di assenza anche dai convocati nel momento in cui ci sarebbe stato un gran bisogno, in cui Italiano, ad esempio a Salerno, ha preferito portarsi appresso tre ragazzi della Primavera e far giocare Barak centravanti piuttosto che Nzola.

Come a dire, tutti ma tu no. Perché? Motivi personali, informava la Fiorentina, che può voler dire tutto e niente, a maggior ragione se tale situazione si ripete per cinque gare di fila com’è accaduto. Forse poca intensità o testa negli allenamenti? Ci sta, anzi, molto probabile. Poi, però, la porta che scorre, e non contro una squadra già retrocessa o su un 4-0, ma in una semifinale di una coppa europea, nel momento cruciale per la stagione dei viola, allo scadere di una gara in cui si sentivano già le critiche per come in quei 90 minuti col Bruges la Fiorentina era riuscita a buttarsi via regalando il 2-2 in superiorità numerica, in contropiede, tutti in attacco, come troppe volte era già successo, anche giusto pochi giorni prima con l’Atalanta in Coppa Italia.

Poi la porta che scorre, il palo e il gol del 3-2. E bravo M'Bala, finalmente, dopo mesi di delusioni. Eccezione? Lampo? Caso? Miracolo? No. Perché meno di una settimana più tardi è successo di nuovo, a Bruges, quando la Fiorentina rischiava la beffa, dopo aver mostrato una superiorità evidente sul campo, preso pali, traverse e sbagliato l’impossibile.

Ecco Nzola che entra, si prende il rigore che Beltran trasforma nel gol del passaggio del turno. E non un pass qualunque,  ma quello per la finale. E non una finale qualunque, ma quello di una finale di una coppa europea.
 
Le sliding doors, quelle belle, quelle che decidono e cambiano in positivo lo stato d'animo di un popolo, quello viola, che nel recente passato di situazioni che modificano in meglio il corso degli eventi ne ha visti ben pochi.

Basti pensare a quei maledetti crampi di Ranieri al 90’ a Praga, con Igor che entra e si fa 'bucare' da Bowen, dopo un rinvio di Terracciano che poteva essere indirizzato verso qualunque altra zolla del campo, con quel rimpallo…etc etc. Momenti ed avvenimenti che cambiano il destino, che fanno passare in pochi istanti dalle proverbiali stelle alle stalle, che in questo caso, invece, hanno ridato speranza ed alimentato sogni di gloria. E bravo Nzola. L'ultimo capitolo di questa storia è ancora da scrivere.
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