"Le sentenze parlano in un modo inequivocabile, ma ciò non significa, e lo sappiamo bene, che sia tutto chiaro: sentiamo che devono essere date ancora delle risposte a tutti i perché dei cittadini, dei familiari, delle istituzioni". Lo ha affermato Sara Funaro, sindaca di Firenze, in occasione della cerimonia di commemorazione di stanotte della strage mafiosa di via de' Georgofili del 1993.
"Ricordo personalmente come cittadina e come ragazza quella notte in cui tutta la città si svegliò", ha detto Funaro, che all'epoca aveva compiuto da poco 17 anni. "Abitavo proprio qua dietro in piazza Santa Croce - ha ricordato - e il boato di quella notte si sentì dentro le nostre case".
Per la sindaca è "fondamentale" il lavoro "che dobbiamo portare avanti tutti quotidianamente per i giovani e in particolar modo nelle nostre scuole, perché è lì che si creano generazioni consapevoli e responsabili. La città di Antonino Caponnetto, Pierluigi Vigna e Gabriele Chelazzi sa che la lotta alle mafie non è cosa da operatori solitari. Le cose si possono cambiare solo facendo rete, parlando a nome di un noi collettivo, senza confini territoriali e senza bandiere di partito, in cui la memoria si faccia prossimità fra persone in carne e ossa, perché la prima dimensione della giustizia è e rimane l'educazione dei più giovani".
Alla commemorazione era presente anche il governatore toscano Eugenio Giani, secondo cui "la forza e la volontà della mafia di imporsi per fortuna ha trovato prima di tutto dei magistrati straordinari, con ingegno e capacità per poter frenare, fermare, condannare, far valere le leggi dello Stato. In tutto, lo sappiamo, possiamo nella lotta alla mafia vedere i successi e vedere delle criticità, però oggi possiamo leggere uno Stato che è riuscito a reagire e a ritrovare con i suoi magistrati, con la coscienza di una società civile, con la capacità di fare e trasmettere memoria, il senso di una risposta".
"Ricordo personalmente come cittadina e come ragazza quella notte in cui tutta la città si svegliò", ha detto Funaro, che all'epoca aveva compiuto da poco 17 anni. "Abitavo proprio qua dietro in piazza Santa Croce - ha ricordato - e il boato di quella notte si sentì dentro le nostre case".
Per la sindaca è "fondamentale" il lavoro "che dobbiamo portare avanti tutti quotidianamente per i giovani e in particolar modo nelle nostre scuole, perché è lì che si creano generazioni consapevoli e responsabili. La città di Antonino Caponnetto, Pierluigi Vigna e Gabriele Chelazzi sa che la lotta alle mafie non è cosa da operatori solitari. Le cose si possono cambiare solo facendo rete, parlando a nome di un noi collettivo, senza confini territoriali e senza bandiere di partito, in cui la memoria si faccia prossimità fra persone in carne e ossa, perché la prima dimensione della giustizia è e rimane l'educazione dei più giovani".
Alla commemorazione era presente anche il governatore toscano Eugenio Giani, secondo cui "la forza e la volontà della mafia di imporsi per fortuna ha trovato prima di tutto dei magistrati straordinari, con ingegno e capacità per poter frenare, fermare, condannare, far valere le leggi dello Stato. In tutto, lo sappiamo, possiamo nella lotta alla mafia vedere i successi e vedere delle criticità, però oggi possiamo leggere uno Stato che è riuscito a reagire e a ritrovare con i suoi magistrati, con la coscienza di una società civile, con la capacità di fare e trasmettere memoria, il senso di una risposta".
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