Un invito al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni perché partecipino a un’assemblea e ascoltino le ragioni della protesta. A lanciarlo sono gli studenti del liceo classico Galileo di Firenze, occupato da martedì, in vista della presenza degli esponenti del governo in città per il Festival delle Regioni.
«Sappiamo che non ci ascolterà, ma noi lo ospiteremmo volentieri. Invitiamo anche Giorgia Meloni, visto che siamo a chiedere…», spiegano i ragazzi riferendosi al ministro. La richiesta è quella di un confronto sulle condizioni della scuola e sulle difficoltà che attraversano la loro generazione.
Nell’istituto di via de’ Martelli l’occupazione si organizza attraverso turni di presidio, documenti condivisi e due assemblee pubbliche al giorno. «Non abbiamo leader, ci teniamo a dirlo, nessun organigramma», raccontano Leonardo, Arturo e Vittorio, quindicenni del collettivo Ska, Studenti kombattenti autorganizzati.
Le rivendicazioni partono da maggiori finanziamenti all’istruzione e interventi sull’edificio scolastico, per allargarsi al costo della vita e degli affitti a Firenze. Tra i temi della mobilitazione anche la pace in Palestina, l’opposizione al riarmo e la richiesta di aumentare la spesa sanitaria.
A riconoscersi nelle ragioni degli occupanti è stato anche un professore, entrato a scuola per esprimere la propria vicinanza: «State alzando la voce anche per me, per tutti quelli come me, a cui 70 euro in meno alla fine del mese fanno la differenza».
Gli studenti annunciano la partecipazione alla manifestazione di sabato, prendendo però le distanze da qualsiasi violenza: «Siamo pronti a organizzarci per evitare ogni azione di scontro, a sfilarci se vediamo che qualcuno prende quella strada». Una posizione netta anche rispetto alle vetrine rotte e ai saccheggi di Milano: «È dannoso per noi e irrispettoso per i lavoratori, non si possono confondere i piani», afferma Vittorio.
La rabbia, spiegano, deve trovare una forma consapevole di espressione. «Va incanalata», dice Leonardo. E Arturo aggiunge: «Se non è organizzata, la rabbia, è dannosa». Lo scrive la Nazione.
«Sappiamo che non ci ascolterà, ma noi lo ospiteremmo volentieri. Invitiamo anche Giorgia Meloni, visto che siamo a chiedere…», spiegano i ragazzi riferendosi al ministro. La richiesta è quella di un confronto sulle condizioni della scuola e sulle difficoltà che attraversano la loro generazione.
Nell’istituto di via de’ Martelli l’occupazione si organizza attraverso turni di presidio, documenti condivisi e due assemblee pubbliche al giorno. «Non abbiamo leader, ci teniamo a dirlo, nessun organigramma», raccontano Leonardo, Arturo e Vittorio, quindicenni del collettivo Ska, Studenti kombattenti autorganizzati.
Le rivendicazioni partono da maggiori finanziamenti all’istruzione e interventi sull’edificio scolastico, per allargarsi al costo della vita e degli affitti a Firenze. Tra i temi della mobilitazione anche la pace in Palestina, l’opposizione al riarmo e la richiesta di aumentare la spesa sanitaria.
A riconoscersi nelle ragioni degli occupanti è stato anche un professore, entrato a scuola per esprimere la propria vicinanza: «State alzando la voce anche per me, per tutti quelli come me, a cui 70 euro in meno alla fine del mese fanno la differenza».
Gli studenti annunciano la partecipazione alla manifestazione di sabato, prendendo però le distanze da qualsiasi violenza: «Siamo pronti a organizzarci per evitare ogni azione di scontro, a sfilarci se vediamo che qualcuno prende quella strada». Una posizione netta anche rispetto alle vetrine rotte e ai saccheggi di Milano: «È dannoso per noi e irrispettoso per i lavoratori, non si possono confondere i piani», afferma Vittorio.
La rabbia, spiegano, deve trovare una forma consapevole di espressione. «Va incanalata», dice Leonardo. E Arturo aggiunge: «Se non è organizzata, la rabbia, è dannosa». Lo scrive la Nazione.
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