Tommaso Valleri si è dimesso da segretario comunale del Partito Democratico di Pontassieve (Firenze), spiegando, in una lettera agli iscritti del partito, che tale decisione è "per ragioni politiche".
"Nonostante il percorso fatto insieme negli ultimi mesi - sottolinea nella lettera - e nonostante precisi accordi presi con i tre potenziali candidati a sindaco (Carlo Boni, Tiziano Lepri e Gianni Salvadori), la segretaria metropolitana Monica Marini e il segretario regionale Emiliano Fossi, durante un colloquio svoltosi a Firenze il 22 febbraio, da me richiesto a seguito del quadro politico che si andava formando, mi hanno imposto di interrompere il percorso di ricerca della sintesi politica che stavamo portando avanti, di congelare il tavolo della coalizione che faticosamente avevamo iniziato a costruire, di vietare le potenziali elezioni primarie in ragione di un non meglio specificato regolamento, del quale nessuno peraltro è riuscito a trovare traccia, e di andare in assemblea indicando alle iscritte e agli iscritti il solo nome di Carlo Boni".
Per Valleri "si è perciò deciso, con un atteggiamento politicamente arrogante, di soffocare qualunque dissenso interno, proibendo ogni discussione tesa a individuare un possibile percorso di sintesi, indicando d'imperio una candidatura e, di fatto, derogando allo statuto del Partito democratico".
"Se unire le culture, superare le parzialità e andare oltre gli ideologismi - osserva ancora - erano alcuni dei principi ispiratori che nel 2007, al Lingotto, dettero vita al Pd, possiamo certificare che oggi a Pontassieve tutto questo è venuto meno. Proprio per questi motivi, essendo saltata quella cornice e venendomi imposta l'abdicazione a quei valori fondanti, nel prenderne atto con profondo rammarico non ho potuto che dimettermi".
"Nonostante il percorso fatto insieme negli ultimi mesi - sottolinea nella lettera - e nonostante precisi accordi presi con i tre potenziali candidati a sindaco (Carlo Boni, Tiziano Lepri e Gianni Salvadori), la segretaria metropolitana Monica Marini e il segretario regionale Emiliano Fossi, durante un colloquio svoltosi a Firenze il 22 febbraio, da me richiesto a seguito del quadro politico che si andava formando, mi hanno imposto di interrompere il percorso di ricerca della sintesi politica che stavamo portando avanti, di congelare il tavolo della coalizione che faticosamente avevamo iniziato a costruire, di vietare le potenziali elezioni primarie in ragione di un non meglio specificato regolamento, del quale nessuno peraltro è riuscito a trovare traccia, e di andare in assemblea indicando alle iscritte e agli iscritti il solo nome di Carlo Boni".
Per Valleri "si è perciò deciso, con un atteggiamento politicamente arrogante, di soffocare qualunque dissenso interno, proibendo ogni discussione tesa a individuare un possibile percorso di sintesi, indicando d'imperio una candidatura e, di fatto, derogando allo statuto del Partito democratico".
"Se unire le culture, superare le parzialità e andare oltre gli ideologismi - osserva ancora - erano alcuni dei principi ispiratori che nel 2007, al Lingotto, dettero vita al Pd, possiamo certificare che oggi a Pontassieve tutto questo è venuto meno. Proprio per questi motivi, essendo saltata quella cornice e venendomi imposta l'abdicazione a quei valori fondanti, nel prenderne atto con profondo rammarico non ho potuto che dimettermi".
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