Una legge di iniziativa popolare per cambiare la legge elettorale della Toscana, "una delle più inique in Italia, dove in ogni Regione si riproducono meccanismi che facilitano i partiti maggiori e la sola alternanza tra centrosinistra e centrodestra, impedendo di fatto l'accesso a forze politiche alternative". La annuncia il Pci della Toscana.
"La legge toscana vigente mette in atto una corsa ad ostacoli - sottolinea il partito in una nota -. La Regione è divisa in 13 circoscrizioni: in ognuna di esse, chi non è già rappresentato nel Consiglio regionale deve raccogliere mediamente da 750 a 1000 firme certificate per presentare la propria candidatura, mentre i partiti presenti in Consiglio sono praticamente esentati dalla raccolta. La lista che riesce a superare questo primo ostacolo, spesso con poco tempo a disposizione, deve raggiungere il 5% dei voti per entrare in Consiglio se si presenta da sola, il 3% se in coalizione. C'è poi l'elezione diretta del presidente della Regione, nonché il premio di maggioranza per chi vince".
Il Partito comunista italiano "non è riuscito a presentarsi alle elezioni toscane dello scorso ottobre proprio perché le numerose firme che ha raccolto non sono state sufficienti. Il nostro partito si è visto costretto a cercare di correre da solo una volta sfumate le possibilità di un accordo politico con le altre forze di alternativa che hanno preferito assemblare un mero cartello elettorale senza una chiara proposta per il futuro. Nemmeno questa lista, 'Toscana Rossa', è poi riuscita ad eleggere alcun consigliere". Il Pci "chiederà una legge proporzionale pura senza sbarramenti e senza l'elezione diretta del presidente e il netto abbassamento del numero delle firme necessarie per presentare le liste. Una legge più democratica che dia voce a chi rappresenta una vera alternativa a questo sistema di potere e, quindi, possa arginare l'astensionismo e la disaffezione al voto di oltre il 50% dell'elettorato che si trova davanti un sistema sordo e immodificabile".
"La legge toscana vigente mette in atto una corsa ad ostacoli - sottolinea il partito in una nota -. La Regione è divisa in 13 circoscrizioni: in ognuna di esse, chi non è già rappresentato nel Consiglio regionale deve raccogliere mediamente da 750 a 1000 firme certificate per presentare la propria candidatura, mentre i partiti presenti in Consiglio sono praticamente esentati dalla raccolta. La lista che riesce a superare questo primo ostacolo, spesso con poco tempo a disposizione, deve raggiungere il 5% dei voti per entrare in Consiglio se si presenta da sola, il 3% se in coalizione. C'è poi l'elezione diretta del presidente della Regione, nonché il premio di maggioranza per chi vince".
Il Partito comunista italiano "non è riuscito a presentarsi alle elezioni toscane dello scorso ottobre proprio perché le numerose firme che ha raccolto non sono state sufficienti. Il nostro partito si è visto costretto a cercare di correre da solo una volta sfumate le possibilità di un accordo politico con le altre forze di alternativa che hanno preferito assemblare un mero cartello elettorale senza una chiara proposta per il futuro. Nemmeno questa lista, 'Toscana Rossa', è poi riuscita ad eleggere alcun consigliere". Il Pci "chiederà una legge proporzionale pura senza sbarramenti e senza l'elezione diretta del presidente e il netto abbassamento del numero delle firme necessarie per presentare le liste. Una legge più democratica che dia voce a chi rappresenta una vera alternativa a questo sistema di potere e, quindi, possa arginare l'astensionismo e la disaffezione al voto di oltre il 50% dell'elettorato che si trova davanti un sistema sordo e immodificabile".
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