«In nessun trattato è stabilito che gli Stati Uniti debbano farsi carico della difesa di tutti. Gli accordi prevedono invece che l’aiuto sia reciproco e che ciascun Paese contribuisca in modo concreto». È quanto afferma il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, membro della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea della NATO, intervenuto a Washington in occasione del 25° Forum Parlamentare Transatlantico.
Secondo Marcheschi, gli Stati europei «non hanno fatto fino ad oggi la loro parte», e l’attuale scenario internazionale apre «una nuova fase» nei rapporti di sicurezza tra le due sponde dell’Atlantico. «Non c’è alcun disimpegno da parte americana né verso l’Ucraina né verso l’Europa — precisa il senatore — ma l’Unione Europea deve diventare più forte, più grande e più resiliente. E soprattutto più autonoma dagli Stati Uniti, che devono affrontare dossier globali molto delicati».
Marcheschi ha poi richiamato l’attenzione sulle prospettive di spesa per la sicurezza e la resilienza. «Del 5% del Pil da raggiungere, l’1,5% è destinato alle infrastrutture — strade, aeroporti, centrali elettriche e così via. Ma a questo si potrebbero aggiungere anche i costi necessari per il personale impiegato nelle operazioni di resilienza», sottolinea. «La resilienza è patriottismo: chiunque contribuisca alla difesa del Paese è giusto che rientri in quel 1,5% del Pil».
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