Progetto Firenze e Sinistra Progetto Comune chiedono pene alternative e politiche penali più umane

Per Sollicciano "decarcerazione e pene alternative sono le strade da seguire, non quella del carcere volano". Così Massimo Lensi dell'Associazione Progetto Firenze, e Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune.

"All'inizio dell'anno - ricordano in una nota -, nel carcere di Sollicciano, un principio di incendio, causato da una stufetta dell'infermeria, ha reso necessaria l'evacuazione di alcune decine di detenuti. Un episodio grave, ma non eccezionale, se non per la consueta sequenza di dichiarazioni ufficiali che ne è seguita. Un copione noto, replicabile in quasi ogni città italiana: gli istituti penitenziari versano ovunque in condizioni strutturalmente critiche. A Firenze, tuttavia, si aggiunge un elemento specifico: un dibattito ventennale, mai risolto, sulla chiusura del carcere".

"Franco Cordero ricordava che la verità non è mai un possesso pacifico - osservano ancora -, ma un processo conflittuale, esposto all'errore e alla manipolazione. Nel diritto, la verità non coincide con i fatti in sé, bensì con ciò che resiste alle regole della prova e del contraddittorio. Anche nel caso di Sollicciano, ognuno sembra avere la propria "verità", fino a generare proposte che finiscono per eludere il nodo costituzionale. È il caso del cosiddetto 'carcere volano', che introduce, in forma laterale e surrettizia, elementi di privatizzazione dell'esecuzione penale, difficilmente conciliabili con la lettera e lo spirito dell'articolo 27".

Per Lensi e Palagi "alternative esistono e sono note da tempo. Trovano fondamento nel principio del diritto penale minimo, inteso come limite alla pretesa punitiva dello Stato e come strumento di tutela delle libertà fondamentali. La carcerazione strutturale, oltre una certa soglia, produce effetti controproducenti: indebolisce le garanzie, alimenta l'inflazione punitiva e svuota di senso tanto la legalità quanto la funzione rieducativa".

"Decarcerazione, pene realmente alternative, responsabilizzazione della persona detenuta - concludono -, superamento dell'infantilizzazione istituzionale, permeabilità tra carcere e città, giustizia riparativa, prevenzione sociale del crimine: non slogan, ma assi portanti di una politica penale che assuma la detenzione come extrema ratio".
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