Per l'assessore regionale si tratta di 'un grande fattore di rischio'

"Nelle filiere più tipiche toscane ci sono condizioni totalmente diverse", ma il peso dell'export "in un contesto di difficoltà e di incertezza globale" come quello attuale "è un grande fattore di rischio". Lo ha affermato l'assessore all'Economia della Regione Toscana, Leonardo Marras, audito oggi in commissione Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale. Marras ha proposto di convocare la consulta delle imprese per un confronto e di riunire la conferenza dell'agricoltura regionale alla fine dell'anno.
    
"Siamo in una fase di euforia per l'offerta farmaceutica ma allo stesso tempo la chimica di base in Italia è in forte contrazione", ha detto l'assessore, sottolineando che "le filiere carta hanno ancora una presenza significativa" mentre il distretto orafo di Arezzo "oggi vive un momento drammatico" così come "l'industria toscana della componentistica dell'automobile, in parte attenuata dalla spinta della camperistica e dalla vivacità del settore nautica" e, infine, si notano i problemi "delle filiere della moda che costituiscono quasi il 42% del valore della produzione industriale toscana e che vivono da lungo tempo una crisi che riguarda circa 120 mila addetti".

    
Marras ha ricordato che il programma di sviluppo regionale in questi anni aveva a disposizione il 40% delle risorse del Fesr, 550 milioni ai quali sono stati aggiunti altri 100 milioni: di questi 650 milioni, due terzi sono stati destinati alle politiche di investimento per l'innovazione. "Sono ancora aperti il secondo bando per ricerca e sviluppo di una settantina di milioni - ha detto - i bandi per l'innovazione della moda per circa 30 milioni, le filiere smart per 60 milioni e abbiamo praticamente esaurito i fondi per l'internazionalizzazione: con le poche risorse rimaste cercheremo di risolvere alcuni aspetti che riguardano il tema legato alla conquista di nuovi mercati".

    
In commissione è stato audito anche Fabio Berni, membro della segreteria Cgil Toscana, che ha parlato di "situazione emergenziale" in cui "la cassa straordinaria nel settore moda è cresciuta dal 2023 del 1.200%, passando dalle 484.673 ore del 2023 alle 6.603.446 del 2025. Servono risposte strutturali e un tavolo straordinario sull'industria regionale".

    
Per Marco Stella (Fi) "servono finanziamenti importanti: utilizziamo i soldi del reddito di cittadinanza regionale per sostenere un comparto centrale per la nostra economia". Luca Minucci e Gabriele Veneri (FdI) hanno sottolineato le difficoltà delle imprese ad accedere ai bandi e la lentezza dell'erogazione delle risorse. Mario Puppa (Pd) ha sottolineato l'importanza della formazione per superare il mismatch tra domanda e offerta e di concentrare le forze sul ricambio generazionale.

    
Brenda Barnini (Pd), presidente della Commissione, ha sottolineato che "noi abbiamo filiere di grandissima qualità su cui appoggiano i numeri di export, di crescita ed innovazione ma molto spesso non siamo né alla testa di quella filiera e nemmeno capaci di condizionare le regole del mercato".

La seduta si è aperta con l'illustrazione del rapporto Irpet sulla moda, presentato la scorsa settimana alla Città metropolitana di Firenze.

"Il ripiegamento è in decelerazione, ma ancora non tale da lasciare presagire una rapida e reale inversione di tendenza", ha spiegato Nicola Sciclone, direttore dell'Irpet. La moda rappresenta oltre il 5% del Pil complessivo e il 6% degli occupati della Toscana. Tessile, concia, calzature, abbigliamento e pelletteria contribuiscono al 27% del valore aggiunto manifatturiero regionale e assorbono il 35% degli addetti manifatturieri della regione.    

Da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl si conferma "l'enorme preoccupazione per la durata della crisi e l'impoverimento della classe lavoratrice", con la prospettiva, da scongiurare, che "la Toscana arretri ancora di più, dopo che un migliaio di aziende ha già chiuso e decine di migliaia di lavoratori sono a rischio". Di qui, le richieste di tutele immediate per le lavoratrici e i lavoratori, di ammortizzatori sociali in deroga, sostegno alle piccole imprese, politiche di formazione e reinserimento, certificazioni di legalità della filiera produttiva, tutela delle piccole e medie imprese dell'indotto, potenziamento delle infrastrutture per migliorare viabilità e logistica.    

Anche da parte di Confcommercio, Confartigianato, Confindustria Toscana, Cna, Conflavoro Pmi, Unilavoro Pmi, Unpac sono state presentate le richieste portate anche ai tavoli nazionali per questo "settore strategico del manifatturiero in Toscana": detassazione, formazione, sostegno ad aggregazioni aziendali e investimenti, tutela della legalità e della sostenibilità, fino a strategie per la ricerca di nuovi mercati. Inoltre, è stata rappresentata la necessità di "rimodulare i bandi regionali per il settore, che si stanno rivelando inaccessibili per tante piccole imprese".    

Per Barnini "è intenzione della commissione arrivare a una proposta di risoluzione, un atto di indirizzo per suggerire risposte concrete a queste esigenze di tenuta sociale ed economica". Per la vicepresidente della commissione Marcella Amadio (FdI) "avevamo aggiunto delle integrazioni che necessiteranno di ulteriori aggiustamenti a seguito delle proposte arrivate oggi".

Per il Comprensorio del Cuoio e la provincia pisana, secondo il consigliere Matteo Trapani (Pd), "la tenuta del sistema richiede risposte infrastrutturali immediate, a partire dal completamento dell'Accordo di programma per la riorganizzazione dello schema depurativo, il cosiddetto Tubone".
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