La mozione di FdI divide la politica: accuse di propaganda e difesa della scuola pubblica

Non si placano le polemiche sulla mozione presentata dai tre consiglieri comunali di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli, che propone di affiancare alle scuole comunali denominazioni aggiuntive legate all’orientamento politico, così da rendere “valutabile” l’offerta educativa per i genitori. L’obiettivo dichiarato sarebbe contrastare presunte «lezioni di natura fortemente politicizzata» e «palesemente orientate a sinistra».

Tra le etichette suggerite compaiono definizioni come «politicamente schierata a sinistra», «ideologicamente comunista», «favorevole alle teorie lgbtq+ o woke», fino a «anti sionista, anti cattolica, antidemocratica». La proposta ha suscitato dure reazioni soprattutto a sinistra, mentre dal centrodestra il silenzio è stato rotto dal deputato e coordinatore regionale FdI Francesco Michelotti, che ha definito la mozione «provocatoria» e volta ad «accendere un faro» sul tema del pluralismo nelle scuole.

Replica secca del sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti: «Dire che questa mozione serva ad accendere un faro sulle nostre scuole è grottesco». Sulla stessa linea i consiglieri regionali Pd Simone Bezzini e Serena Spinelli, che parlano di dichiarazioni «gravi» e di un messaggio pericoloso per la scuola pubblica e i suoi insegnanti. Il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo chiede di respingere l’atto «senza ambiguità».

Interviene anche la sindaca di Firenze Sara Funaro: «L’istruzione non può essere trasformata in uno strumento di propaganda: è un luogo libero, inclusivo e plurale». Solidarietà alle comunità educanti ripolesi arriva dalla segretaria generale della Cisl Scuola Camilla Insom.

Nel dibattito riaffiora anche un precedente: nel 2020 l’allora consigliere comunale della Lega Gregorio Martinelli propose l’istituzione della giornata dei «cattolici-eterosessuali», sostenendo di sentirsi discriminato. Un richiamo che rafforza, per molti, il timore di un uso ideologico della scuola e riaccende lo scontro politico sul ruolo dell’istruzione pubblica. Lo scrive la Nazione. 

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