Il senatore di Fratelli d’Italia parla di città “svenduta” e chiede coerenza sulle scelte legate al caso del “cubo nero”

“La sinistra che a Firenze oggi tenta di smarcarsi da scelte urbanistiche che, negli anni, sono state figlie di certe politiche, va oltre l’imbarazzante. Sconcerta. Quelle scelte infatti sono state il frutto di un vero e proprio sistema che noi, da sempre, denunciamo. Narrate come progressiste, discutibili nei fatti. Più e più volte abbiamo sostenuto che non ci fosse una visione alla base e che l’urbanistica a Firenze virava, pezzo per pezzo, verso i grandi interessi internazionali che, senza condannarli a priori, comunque non hanno portato alcun beneficio alla collettività. Nel tempo, inesorabilmente, la città è stata svenduta, attraverso una logica di mero profitto. L’indagine in corso sul cubo nero, sta accendendo un faro su quel sistema che per troppo tempo è stato raccontato come inevitabile modernizzazione, oggi negata. La sinistra dovrebbe avere almeno il coraggio di difendere la propria visione con coerenza; invece preferisce ricorrere al solito scaricabarile”. Lo scrive, in una nota, il senatore fiorentino e capogruppo della commissione Cultura di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi.
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