Quattro assessori possiedono una casa, cinque hanno un’auto o un motorino intestati. Pochissimi dichiarano investimenti rilevanti. È la fotografia delle dichiarazioni patrimoniali e dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024) della giunta regionale toscana guidata da Eugenio Giani, pubblicate in base al decreto trasparenza 33/2013.
I più “ricchi” della giunta
Sul gradino più alto del podio, a pari merito, i veterani già presenti nella prima giunta Giani:
Monia Monni (Sanità) – imponibile: 108.319 euro
Alessandra Nardini (Istruzione) – imponibile: 108.319 euro
Leonardo Marras (Economia e Turismo) – imponibile: circa 107mila euro
Per Monni e Nardini il reddito riflette quanto percepito nella precedente consiliatura; Marras si attesta poco sotto, al netto delle detrazioni.
Al secondo posto troviamo Cristina Manetti, con un imponibile di 82.385 euro. È proprietaria di due abitazioni (a Prato e Monte San Savino) e detiene circa 69mila euro in fondi e Sicav.
Fascia intermedia
Filippo Boni (Infrastrutture): 49.333 euro. Possiede un’Audi e un terzo dell’attività del resort Villa Barberino a Meleto.
David Barontini (Ambiente): 47.154 euro, derivanti dal lavoro da project manager. Ha una casa a Cascina e 50mila euro in buoni fruttiferi condivisi con il coniuge.
Le posizioni più basse
Alberto Lenzi (Lavoro): 36.362 euro, una casa a Fauglia, un’auto del 2020 e due motorini, di cui uno d’epoca del 1962.
Mia Diop (Vicepresidente): 18.633 euro, il reddito più basso della giunta. A 23 anni, il salto arriverà con la piena annualità da assessora nel 2027.
Il caso a parte: il governatore
Fuori classifica resta il presidente Eugenio Giani, con un imponibile di 118mila euro, una casa di proprietà, una Fiat 500L e oltre 160mila euro di investimenti.
In sintesi
Nessun assessore (a eccezione di chi proveniva già dalla precedente esperienza regionale) supera i 50mila euro di imponibile per l’anno 2024. La fotografia restituisce una giunta con patrimoni generalmente contenuti, poche partecipazioni finanziarie e redditi che, nella maggior parte dei casi, riflettono incarichi politici recenti o attività professionali pregresse. Lo scrive la Nazione.
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