Le parole dell'assessora regionale al Welfare, intervenuta alla presentazione 'Povertà e inclusione sociale'

"Il reddito di inclusione", che partirà a breve, "è una misura fondamentale nella quale crediamo profondamente, ma sappiamo che è un ponte. È una transizione per consentire alle persone di cercare un lavoro in maniera più serena per coprire quello spazio di tempo, ma non è una risposta, perché la risposta è quella del lavoro". Lo ha detto l'assessora toscana al welfare, Monia Monni, a margine della presentazione del rapporto 'Povertà e inclusione sociale' in Toscana.
      
"Quindi - ha spiegato - sempre più ci impegneremo su questo tema e lo faremo rafforzando l'alleanza che ci ha consentito di arrivare fin qui, in particolar modo con il mondo dell'associazionismo e del terzo settore che sul tema del sociale sono partner fondamentali che ci consentono di arrivare in quegli angoli, dove spesso il pubblico riesce a vedere male, per portare luce e soluzioni insieme".

     
Per quanto riguarda i sussidi, il passaggio dal reddito di cittadinanza (Rdc) all'assegno di inclusione (Adi) e al supporto per la formazione e il lavoro (Slf) ha portato a una contrazione della platea di beneficiari: 41.085 nel 2024 le persone che hanno usufruito di almeno una mensilità di Adi o Slf, 73.314 quelle che avevano avuto diritto al Rdc nel 2023. Tuttavia è cresciuto l'importo medio riconosciuto: 568 euro mensili per l'Adi contro i 478 del Rdc. Complessivamente, invece, sono diminuite le risorse pubbliche messe a disposizione delle famiglie toscane in condizione di povertà: nel 2024 la spesa è stata di 113,2 milioni di euro, era 171,9 nel 2023.
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