“A Firenze si continua a raccontare che il problema sia solo il numero di agenti, ma non è così semplice”

Francesco Torselli, eurodeputato di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:  

Il tema sicurezza a Firenze è divenuto sempre più complesso, quali gli strumenti per risolverlo?

Il tema sicurezza è sempre stato un tema complesso e troppo spesso e da più parti viene strumentalizzato. Anche alcuni politici di destra lo fanno e anche loro sbagliano. Così come sbaglia la sinistra che per 15 anni si è voltata dall’altra parte di fronte alle denunce, non solo da parte delle opposizioni, ma anche dei cittadini, negando che a Firenze esistesse un problema di sicurezza. Poi, arriva al governo Giorgia Meloni e a Palazzo Vecchio imparano a memoria la filastrocca del governo che non manda agenti di polizia sul territorio.

La verità è molto diversa. Nel 2009, Matteo Renzi divenne sindaco sostenendo, tra le altre cose, che non servisse più polizia nelle piazze di Firenze, ma che bastasse farle tornare a vivere rilanciando iniziative pubbliche e vita notturna. Poi però, iniziò la guerra ai tavolini dei bar e dei ristoranti… Dopo Renzi arrivò Nardella e con lui la fase dell’insicurezza come “percezione dei cittadini”. Nel 2018, Nardella sindaco e Gianassi - uno di quelli che ogni giorno ripete la filastrocca del governo che non manda gli agenti - assessore alla sicurezza, venne infatti pronunciata la ormai nota frase dell’insicurezza percepita dai cittadini perché alimentata dalla destra populista. Oggi la Funaro si ritrova una situazione figlia di 15 anni di immobilismo e di slogan vuoti. Certo, lei non può dirlo, ma è così.

Per 15 anni l’opposizione a Palazzo Vecchio ha denunciato che anche a Firenze iniziavano a nascere zone “fuori dal controllo della legge”. All’inizio le cascine di notte, poi via Palazzuolo sempre di notte, poi le cascine anche di giorno, poi le scalette di Santa Maria Novella e così siamo arrivati alla situazione odierna, dopo anni di denunce ignorate e di risate sotto i baffi che sindaci e assessori si facevano in Consiglio Comunale mentre noi denunciavamo queste crescenti situazioni di degrado e di insicurezza.

Individuare oggi gli strumenti per risolvere il problema non è facile. Da una parte occorre che il governo agisca in due direzioni: più assunzioni di donne e uomini in divisa ed espulsioni più facili per gli stranieri che delinquono. Perché non ci dimentichiamo che dal 2010 al 2022, tutti i governi che si sono succeduti avevano, di fatto, ridotto all’osso l’assunzione di nuovi agenti. Nel 2022, con l’arrivo del governo Meloni, è stato avviato un massiccio piano di rafforzamento della Polizia di Stato, ma gli agendi vanno selezionati e addestrati prima di poter essere mandati in strada. Tema espulsioni: se chiunque parli di espulsioni di clandestini viene subito tacciato di essere razzista, altrettanto non si può fare coi numeri. I numeri non sono razzisti, ma ci dicono che, in Italia, la percentuale di cittadini stranieri si aggira attorno al 9%, l’1% del quali irregolari; ma se guardiamo i reati compiuti dagli stranieri, la percentuale sale a circa il 35%, con picchi del 60% per quanto riguarda la microcriminalità “di strada”, come furti e rapine. Inoltre il 70% di questi reati commessi da stranieri sarebbe attribuibile a irregolari.

Di fronte a queste due azioni del governo: sblocco delle assunzioni in polizia dal 2022 e nuove regole per facilitare le espulsioni dei delinquenti irregolari, servirebbe un gioco di squadra da parte degli enti locali. E invece? A Palazzo Vecchio ripetono la filastrocca del governo che non manda gli agenti, mentre la Regione si mette di traverso alla realizzazione di un centro per le espulsioni in Toscana. Così, gestire il problema della sicurezza diventa oggettivamente impossibile.

Si parla molto dell’utilizzo degli agenti sul territorio, qual’e’ la sua posizione?

A Firenze si continua a raccontare che il problema sia solo il numero di agenti, ma non è così semplice. Dopo anni in cui – con governi di centrosinistra – le assunzioni nelle forze dell’ordine erano praticamente ferme, dal 2022 il Governo Meloni ha finalmente sbloccato i concorsi e avviato un piano di rafforzamento degli organici. Ma attenzione: un agente assunto oggi non è operativo domani mattina. Deve essere selezionato, formato, addestrato. Ci vogliono mesi, a volte anni, prima che sia pienamente impiegabile sul territorio.

Per questo non si può continuare a usare la scusa degli organici. La sicurezza urbana dipende anche – e molto – da come si utilizzano le forze già presenti e da cosa il Comune porta concretamente al tavolo della sicurezza: presidio reale dei quartieri, coordinamento tra Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale, scelte operative chiare. Certo, se il sindaco è il primo a parlare di ‘insicurezza come percezione’, diventa evidente che manchi la volontà politica di affrontare il problema per quello che è. E senza quella volontà, anche più agenti rischiano di servire a poco.

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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.

Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.

Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.

Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.

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