"Il quarto caso di suicidio medicalmente assistito in Toscana, il 16mo in Italia, conferma ancora una volta che il Paese ha bisogno di una legge nazionale sul fine vita. Governo e maggioranza non possono continuare a lasciare un tema così delicato nell'incertezza, scaricando su Regioni, tribunali, persone malate, famiglie e personale sanitario il peso della loro inerzia". Così Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana.
    
"La Toscana ha fatto la propria parte con responsabilità, serietà e coraggio - aggiunge in una nota -. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato una legge regionale sul fine vita per organizzare il servizio sanitario e rendere effettivo un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale. Non abbiamo inventato un nuovo diritto e non abbiamo forzato alcun confine: abbiamo scelto di non voltarci dall'altra parte. Di quel voto sono orgoglioso".

Per Mazzeo "la Consulta ha confermato la legittimità dell'impianto della legge toscana e ha chiarito che la Regione ha agito nel perimetro delle proprie competenze. È stata una sconfessione politica di chi, a partire dal Governo, aveva impugnato quella legge trasformando un tema di salute, diritti e garanzie in una battaglia ideologica".

"Il Parlamento - osserva ancora - può partire proprio dalla legge toscana come base di discussione per arrivare finalmente a una norma nazionale chiara, equilibrata e rispettosa di tutte le garanzie necessarie. Il caso di Mariasole dimostra che il vuoto normativo nazionale non è una questione astratta, ma riguarda la vita concreta delle persone. La Toscana continuerà a fare la propria parte con orgoglio. Ora tocca al Parlamento, al Governo e alla maggioranza: non ci sono più alibi".
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