Possibili dimissioni del segretario Ceccarelli e ipotesi Gianassi reggente: sullo sfondo anche la futura corsa a sindaco

Clima sempre più teso nel Partito Democratico fiorentino in vista del congresso previsto per l’autunno. Tra correnti interne, alleanze variabili e strategie politiche incrociate, il confronto sulla futura guida del partito si intreccia già con la scelta del prossimo candidato sindaco di Firenze.

A far esplodere il dibattito è stato l’annuncio del segretario cittadino Andrea Ceccarelli, in carica dal 2020, che ha aperto alla possibilità di una “reggenza autorevole” in grado di accompagnare il partito verso il congresso. Le sue parole vengono interpretate come il preludio a possibili dimissioni già nei prossimi giorni.

Tra i nomi più accreditati per il ruolo di reggente emerge quello del deputato Federico Gianassi. L’operazione sarebbe sostenuta dall’area vicina all’ex sindaco Dario Nardella e dai sostenitori della segretaria nazionale Elly Schlein presenti nella giunta guidata dalla sindaca Sara Funaro.

Dietro il confronto congressuale si intravedono anche gli equilibri futuri per Palazzo Vecchio. Secondo diverse ricostruzioni interne al partito, la nomina di Gianassi potrebbe servire a contenere l’influenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, indicato da alcuni come possibile candidato sindaco alternativo a un secondo mandato di Funaro.

Le tensioni coinvolgerebbero anche Marco Furfaro, considerato uno dei riferimenti toscani dell’area Schlein. Secondo alcune letture interne, l’asse tra Giani e Furfaro potrebbe puntare a ridimensionare il peso politico dell’area vicina a Funaro e Nardella.

Nel frattempo, l’ipotesi Gianassi avrebbe raccolto consensi tra amministratori locali, segretari di circolo e presidenti di quartiere, anche sulla scia di esperienze simili già avvenute a Prato e Grosseto.

Restano invece ancora sullo sfondo i nomi dei possibili candidati alla segreteria cittadina. Tra quelli più citati figurano Luca Milani, Marco Burgassi e il riformista vicino a Funaro Niccolò Falomi. Sul fronte vicino a Giani potrebbero invece emergere nomi dell’area schleiniana come Samuele Mori, Pastorelli o Colangelo.

Proprio Mori ha criticato apertamente il metodo seguito dal partito, lamentando l’assenza di un vero confronto politico dopo le elezioni regionali e sostenendo che la città stia attraversando una fase di difficoltà e calo di consenso che richiederebbe un dibattito più ampio e trasparente. Lo scrive la Nazione. 

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