Scontro tra correnti sulla futura governance del partito cittadino e metropolitano. I sindaci riformisti contestano il metodo: «Decisioni senza confronto non accettabili»

Nel Partito Democratico si avvicina una possibile svolta organizzativa con la nomina del deputato Federico Gianassi come “traghettatore” del partito cittadino per circa quattro mesi, fino al congresso previsto tra settembre e ottobre.

La proposta avrebbe già raccolto ampi consensi nei circoli, ma si inserisce in un quadro politico complesso, intrecciato con la definizione degli equilibri della segreteria metropolitana e con le dinamiche tra le diverse correnti interne al partito.

La discussione ha però provocato malumori tra i sindaci riformisti, che hanno contestato il metodo della decisione. Un gruppo di dieci primi cittadini, rappresentati dal sindaco di San Casciano in Val di Pesa Roberto Ciappi, ha criticato la mancanza di un confronto interno strutturato, sottolineando la necessità di percorsi condivisi e trasparenti.

Nel documento diffuso dai sindaci si evidenzia il dissenso rispetto a decisioni percepite come calate dall’alto: «Le decisioni non possono essere prese da pochi e comunicate ai media senza coinvolgere il partito», si legge nella nota.

Sul piano politico, la vicenda si lega anche ai rapporti tra figure di primo piano come Dario Nardella ed Emiliano Fossi, e all’ipotesi di un equilibrio tra diverse anime riformiste nella gestione delle segreterie cittadina e metropolitana.

Restano comunque ancora passaggi formali da completare, a partire dalle dimissioni del segretario uscente Andrea Ceccarelli e da successive mediazioni interne per evitare nuove fratture.

In attesa delle decisioni definitive, il confronto nel partito resta aperto, con l’obiettivo di trovare una sintesi che eviti ulteriori tensioni tra le diverse componenti e accompagni il Pd verso la fase congressuale. Lo scrive Repubblica Firenze. 

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