L’ex presidente del Quartiere 4 critica i fondi previsti dal Comune: «Trecentomila euro per cinque Quartieri sono briciole. Servono deleghe vere, personale e autonomia»

L’ipotesi di uno stanziamento comunale di appena 300mila euro l’anno da dividere tra i cinque Quartieri di Firenze accende la polemica. A criticare duramente la scelta è Eros Cruccolini, storico ex presidente del Quartiere 4, che paragona le risorse attuali a quelle del passato: «Nel 2003 spesi da solo 300mila euro soltanto per le biblioteche del Quartiere».

Cruccolini ricorda che all’epoca il Quartiere 4 disponeva di un bilancio ordinario da circa 5,7 milioni di euro, oltre a ulteriori fondi per interventi straordinari. Per questo giudica insufficienti le risorse oggi previste e si dice sorpreso dal fatto che molti presidenti di Quartiere abbiano accolto positivamente la proposta del Comune.

Secondo l’ex presidente, alcuni amministratori eviterebbero lo scontro con Palazzo Vecchio anche per ragioni politiche personali: «Mi aspettavo più coraggio nel dire che non ci si può accontentare delle briciole». Cruccolini salva però la posizione del presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi, definendolo «l’unico che ci mette davvero la faccia».

Nel suo intervento sottolinea anche come i Quartieri fiorentini abbiano dimensioni e popolazione paragonabili a vere città: il Quartiere 4 conta quasi 70mila abitanti, mentre il Quartiere 5 supera i 100mila residenti. Per questo ritiene necessario attribuire maggiori competenze dirette ai territori, soprattutto su verde pubblico e sicurezza.

Cruccolini propone inoltre di rilanciare il coordinamento tra Quartieri e forze dell’ordine, ricordando l’esperienza dei tavoli interforze organizzati durante il suo mandato per affrontare problemi di sicurezza e degrado urbano in modo rapido e mirato.

L’appello finale è rivolto alla sindaca Sara Funaro e alla maggioranza: mantenere le promesse della campagna elettorale, rafforzando davvero i Quartieri con deleghe concrete, risorse economiche e personale. «Solo così – conclude – si possono formare nuove classi dirigenti e fare la politica che i cittadini chiedono davvero». Lo scrive la Nazione. 

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