"Una forma di incentivo a chi riesce, attraverso i premi di produzione, a tenere più alto il livello salariale nelle imprese, questa sicuramente lo faremo". Lo ha affermato Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, a margine della presentazione di uno studio Ires-Cgil Toscana su profitti e salari nell'industria regionale nel decennio 2015-2024, e rispondendo alle domande dei giornalisti sulla proposta della Cgil di favorire gli investimenti produttivi e la redistribuzione dei profitti nei salari, anche non concedendo incentivi pubblici alle aziende non virtuose.
"Gli indicatori vanno costruiti bene, in modo oggettivo - ha spiegato Giani -, perché è evidente che non consentire l'accesso ai fondi incentivanti che la Regione distribuisce e sostiene con molta forza proprio per sostenere l'economia in Toscana, deve essere fatto in un modo tale che poi sia sostenibile da un punto di vista del diritto, da un punto di vista legale. Quindi dovremmo costruire degli indicatori oggettivi che possano sostenere eventuali ricorsi".
Il presidente della Regione ha dichiarato "che noi siamo dalla parte dei lavoratori: accanto a un andamento positivo dell'impresa deve essere remunerato colui che in realtà ne è protagonista, il lavoratore. Sotto questo aspetto la Regione svolgerà quelle azioni che sono necessarie per poter aumentare l'aspetto salariale con le varie forme che contrattualmente sono previste. E' vero che la Toscana ha il 4,1% di indice di disoccupazione rispetto al 6% che è il livello nazionale, però poi questo lavoro non può essere povero, precario, insicuro, quindi l'aspetto della qualità del lavoro e della remunerazione giusta del lavoro è un aspetto che ci vede alleati con il movimento sindacale".
Nel Reddito di inclusione varato dalla Regione Toscana "avevamo messo una serie di condizioni che evidentemente è bene togliere, perché abbiamo le risorse per poter allargare l'ambito delle persone che possono goderne".
"Una rimodulazione fisiologica che comunque si inserisce in una misura che ho visto apprezzata", ha detto Giani, spiegando di aver avvisato per tempo che "saremmo partiti da una posizione più oggettiva e quindi inevitabilmente più rigida per vedere i numeri, anche perché è la prima volta che noi lo sperimentiamo. Avevamo quel quid, 23 milioni, e conseguentemente volevamo capire di non andare oltre, ma di creare le condizioni perché fosse una cifra sufficiente per dare risposta al tema del disoccupato". Lavoratore "che ormai non ha ammortizzatori sociali, ma che deve essere sostenuto anche in una forma di bonus mensile, quello di 500 euro accanto alla gratuità della formazione per riciclare la propria professionalità".
"Gli indicatori vanno costruiti bene, in modo oggettivo - ha spiegato Giani -, perché è evidente che non consentire l'accesso ai fondi incentivanti che la Regione distribuisce e sostiene con molta forza proprio per sostenere l'economia in Toscana, deve essere fatto in un modo tale che poi sia sostenibile da un punto di vista del diritto, da un punto di vista legale. Quindi dovremmo costruire degli indicatori oggettivi che possano sostenere eventuali ricorsi".
Il presidente della Regione ha dichiarato "che noi siamo dalla parte dei lavoratori: accanto a un andamento positivo dell'impresa deve essere remunerato colui che in realtà ne è protagonista, il lavoratore. Sotto questo aspetto la Regione svolgerà quelle azioni che sono necessarie per poter aumentare l'aspetto salariale con le varie forme che contrattualmente sono previste. E' vero che la Toscana ha il 4,1% di indice di disoccupazione rispetto al 6% che è il livello nazionale, però poi questo lavoro non può essere povero, precario, insicuro, quindi l'aspetto della qualità del lavoro e della remunerazione giusta del lavoro è un aspetto che ci vede alleati con il movimento sindacale".
Nel Reddito di inclusione varato dalla Regione Toscana "avevamo messo una serie di condizioni che evidentemente è bene togliere, perché abbiamo le risorse per poter allargare l'ambito delle persone che possono goderne".
"Una rimodulazione fisiologica che comunque si inserisce in una misura che ho visto apprezzata", ha detto Giani, spiegando di aver avvisato per tempo che "saremmo partiti da una posizione più oggettiva e quindi inevitabilmente più rigida per vedere i numeri, anche perché è la prima volta che noi lo sperimentiamo. Avevamo quel quid, 23 milioni, e conseguentemente volevamo capire di non andare oltre, ma di creare le condizioni perché fosse una cifra sufficiente per dare risposta al tema del disoccupato". Lavoratore "che ormai non ha ammortizzatori sociali, ma che deve essere sostenuto anche in una forma di bonus mensile, quello di 500 euro accanto alla gratuità della formazione per riciclare la propria professionalità".
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