Ogni elezione fa storia a sé, ma l’ultima tornata di amministrative mette un punto fermo chiarissimo sullo scenario politico: l'importanza del civismo, che a livello locale sta facendo sempre più la differenza. A decretarlo è Cecilia Del Re, consigliera comunale a Firenze e leader di Firenze Democratica, che analizza l’esito delle urne con una riflessione amara ma determinata sulla crisi dei partiti tradizionali.
«La crisi dei partiti nazionali e l’incapacità di costruire campi larghi con progetti credibili, a causa dell’autoreferenzialità dei "capibastone" locali, fa sì che chi tiene ai propri territori preferisca ritrovarsi intorno a un progetto civico concreto per la propria città», spiega Del Re. Un modello, quello civico, capace di frenare l'astensionismo e tenere viva una cittadinanza che non si rassegna a conservatorismi, convenienze e litanie imposte dall'alto.
La mappa del civismo: i casi di Venezia, Arezzo, Prato e Pistoia
I dati della tornata elettorale, d’altronde, parlano di risultati incredibili per le liste civiche. Del Re cita l'esempio di Venezia, dove la lista del neo-sindaco Venturini ha ottenuto il 35%, triplicando da sola il dato di Fratelli d’Italia. O ancora Arezzo, dove Marco Donati, dopo 5 anni di opposizione solitaria, ha superato il 20% scardinando il bipolarismo e mandando i due blocchi tradizionali al ballottaggio.
A Prato viene evidenziato il peso della lista civica di Matteo Biffoni (8 consiglieri eletti): «Lì la partita l'ha vinta lui da solo, anche se noi lo avremmo preferito ancora in Regione; la sua autonomia di consenso era evidentemente ritenuta ingombrante per le solite, asfissianti dinamiche di partito». Di segno opposto, ma vincente, il caso di Pistoia, dove il centrosinistra ha vinto grazie a primarie vere che hanno premiato un outsider, capace poi di includere l'area che non lo aveva sostenuto.
L'affondo su Sesto Fiorentino e Firenze
Il cuore della critica di Del Re colpisce i territori in cui la democrazia interna è stata soffocata. A Sesto Fiorentino le primarie sono state negate da «due uomini che hanno deciso per tutti di non volere un confronto», un'imposizione a cui si è opposta con coraggio Beatrice Corsi di Ecolò. Una vicenda che la leader di Firenze Democratica sente molto vicina:
«Una storia che richiama la nostra, anche se Beatrice ha corso da assessora e con un gruppo consolidato, e non da "cacciata" e in un clima di caccia alle streghe come la sottoscritta. Beatrice ha avuto lo stesso coraggio di opporsi a un sistema, perseguendo la libertà delle idee rispetto alla convenienza di un posto. Questo sì è femminismo e volontà di rinnovamento culturale, che ancora manca nei partiti tradizionali perché manca la democrazia interna, lasciando inattuato l'articolo 49 della Costituzione».
L'analisi si chiude inevitabilmente su Firenze, dove il «campo strettissimo imposto dal manovratore tre anni fa» ha portato al peggior ballottaggio di sempre, segno di una proposta debole calata dall'alto. Il risultato? «Un governo della città ancora assai conservatore, privo di una visione chiara e con un diffuso malcontento che ha aperto la strada al conclamato flop delle regionali».
Il futuro di Firenze Democratica
Davanti a questo scenario, il ruolo di Firenze Democratica resta saldo nel mandato ricevuto dai cittadini: portare avanti con rigore il compito di indirizzo e controllo tipico delle minoranze. «Ci impegniamo ad alimentare quella democrazia che vede le liste civiche sempre più determinanti», conclude Del Re, ribadendo la natura aperta del movimento. «Non siamo un partito: potete avere la nostra tessera ma anche quella di altre realtà nazionali o associazioni nei cui valori vi riconoscete. Evviva l’impegno civico e buon lavoro a tutti i nuovi amministratori eletti».
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