Nuove tensioni politiche a Firenze dopo l’annuncio della sindaca Sara Funaro di estendere il blocco ai nuovi affitti turistici brevi anche fuori dall’area Unesco, con una procedura d’urgenza per portare rapidamente la delibera in Consiglio comunale.
La decisione ha immediatamente scatenato le critiche del centrodestra. Alessandro Draghi (FdI) contesta l’uso dell’urgenza, sostenendo che sia uno strumento pensato per “disastri naturali” e non per provvedimenti urbanistici. Secondo Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e altre forze di opposizione, la scelta ridurrebbe il confronto con cittadini, associazioni e stakeholder, trasformando il Consiglio comunale in un “organo passacarte”.
Le critiche si concentrano soprattutto sul metodo: per i consiglieri di opposizione la procedura accelerata avrebbe escluso la partecipazione democratica e reso impossibile un adeguato approfondimento. Anche alcune liste civiche parlano di un approccio “autoritario” e di una contraddizione rispetto ai principi di partecipazione più volte richiamati dalla giunta.
Dal fronte del Movimento 5 Stelle, Matteo Chelli evidenzia invece una mancanza di trasparenza politica, sottolineando come molti consiglieri non fossero a conoscenza del contenuto della delibera fino a poche ore prima.
Nel merito del provvedimento, alcuni esponenti della sinistra e dei gruppi civici difendono la scelta della giunta ma sollevano osservazioni su aspetti specifici: Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) parla di promesse ancora non tradotte in criteri concreti, mentre Cecilia Del Re (PD) segnala l’assenza di misure mirate per aree universitarie come Novoli, dove la pressione sugli affitti è in forte crescita.
Anche Italia Viva critica i tempi stretti della decisione, definendola una “forzatura” che riduce il dibattito consiliare.
Il nodo centrale resta quindi duplice: da un lato la stretta sugli affitti brevi voluta dalla giunta per contrastare la pressione turistica e tutelare la residenzialità; dall’altro il metodo scelto, che ha aperto un acceso scontro politico sulla gestione dei tempi e degli spazi di confronto democratico in città. Lo scrive la Nazione.
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