Firenze può contare oggi su quasi 90mila posti letto legati agli affitti brevi, tutti ricavati in abitazioni private: una capacità ricettiva pari a quella dello stadio di San Siro pieno, con altre 15mila persone. È il dato più significativo emerso dal rapporto realizzato dal dipartimento Memotef della Sapienza, coordinato dal professor Filippo Celata, utilizzato dal Comune per monitorare l’impatto dell’overtourism e definire nuove limitazioni agli affitti turistici fuori dall’area Unesco.
Lo studio divide Firenze in 74 zone e utilizza quattro indicatori per misurare la pressione turistica, tra cui il rapporto tra case destinate ai visitatori e abitazioni per residenti, il numero di posti letto turistici e la crescita degli annunci Airbnb tra il 2021 e il 2025. Le aree più sotto pressione risultano quelle del centro storico e dei quartieri più turistici, come Michelangelo, Boboli, Santa Croce, Sant’Ambrogio e Santo Spirito, dove il peso degli affitti brevi supera o sfiora il 100% rispetto alla residenzialità.
La zona con il maggior numero di posti letto resta quella della stazione-Il Prato con 1.871 posti, seguita da Santa Croce (1.735) e Mercato Centrale (1.561). In molte aree, anche periferiche come Cure, Gavinana e San Salvi, il 90% dell’offerta ricettiva arriva ormai dagli appartamenti destinati ai turisti. La crescita degli annunci Airbnb è stata costante quasi ovunque: +72 nell’area Libertà-Savonarola, +86 in zona Gioberti, +48 a Careggi e +42 all’Isolotto.
Più contenuta, invece, la situazione in quartieri come Brozzi-Piagge, Galluzzo e Mantignano, anche se il fenomeno continua ad avanzare. Nei primi cinque mesi del 2026, infatti, le nuove autorizzazioni per affitti brevi sono già raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2025.
La sindaca Sara Funaro ha annunciato che il monitoraggio sarà continuo e che, terminato il periodo di moratoria previsto dalla legge regionale, Palazzo Vecchio potrà intervenire con nuovi criteri per il rilascio delle autorizzazioni. L’obiettivo dichiarato è favorire i piccoli proprietari residenti rispetto ai grandi gruppi immobiliari. «Vogliamo limitare i grandi investitori che acquistano centinaia di appartamenti e svolgono un’attività simile a quella alberghiera senza le stesse regole fiscali», ha spiegato Funaro, ipotizzando corsie preferenziali per chi affitta una sola casa o pochi immobili come integrazione al reddito familiare.
Restano escluse, almeno per ora, alcune aree come Novoli e Careggi, dove il Comune ritiene troppo esteso l’impatto di eventuali restrizioni. Tuttavia, anche queste zone vengono considerate a rischio di futura espansione del fenomeno.
Il tema ha però acceso lo scontro politico in Consiglio comunale. Durante la commissione di Palazzo Vecchio convocata per discutere la delibera, le opposizioni hanno contestato la procedura d’urgenza scelta dall’amministrazione per arrivare rapidamente al voto previsto il 4 giugno. I consiglieri di minoranza hanno denunciato tempi troppo stretti e scarsa condivisione preventiva del provvedimento.
Massimo Sabatini della lista Schmidt ha parlato di una comunicazione carente verso i consiglieri, mentre Matteo Chelli di Fratelli d’Italia ha definito la situazione «una grave mancanza di rispetto verso il Consiglio». Critiche anche da parte del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia, che hanno chiesto maggiore coinvolgimento dei Quartieri e più tempo per approfondire la relazione tecnica.
L’assessore allo Sviluppo economico Jacopo Vicini ha difeso invece l’iter accelerato, spiegando che il Comune ha tenuto conto delle indicazioni arrivate dai Quartieri e sostenendo che prolungare il confronto pubblico rischierebbe di rendere inefficace il provvedimento, favorendo nel frattempo una corsa alle nuove autorizzazioni per affitti brevi.
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