Da riformisti a schleiniani, consenso trasversale all’idea di primarie per scegliere i candidati al Parlamento se dovessero restare le liste bloccate

Nel Partito Democratico toscano prende quota l’ipotesi delle “parlamentarie” per selezionare i futuri candidati al Parlamento. Il dibattito si è acceso dopo le parole del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che nei giorni scorsi si è detto favorevole a ricorrere alle primarie nel caso in cui la futura legge elettorale non introducesse le preferenze.

L’argomento sta trovando consenso trasversale tra le diverse anime del partito, dai riformisti agli esponenti più vicini alla segretaria nazionale Elly Schlein. Sullo sfondo c’è la riforma elettorale a cui starebbe lavorando la maggioranza di governo, che potrebbe sostituire gli attuali collegi uninominali con collegi regionali più ampi e liste bloccate.

Tra i sostenitori dell’ipotesi c’è il senatore Dario Parrini, secondo cui il Pd dovrebbe continuare a battersi per preferenze e collegi uninominali, ma ricorrere alle primarie qualora queste richieste non venissero accolte.

Anche esponenti dell’area Schlein si mostrano aperti al confronto. Il deputato Marco Furfaro sottolinea però la necessità di trovare formule che non penalizzino i candidati meno conosciuti, mentre il capogruppo dem in Consiglio regionale Simone Bezzini sintetizza la posizione con uno slogan: «Preferenze o primarie».

Favorevoli anche l’assessora regionale Alessandra Nardini, che richiama la propria esperienza elettorale basata sul voto di preferenza, e l’europarlamentare Dario Nardella, secondo cui le parlamentarie potrebbero rappresentare «un modo efficace per essere più competitivi» nel caso in cui la riforma non introducesse la possibilità di scegliere direttamente i candidati.

Sulla stessa linea anche Federico Gianassi, il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e il sindaco di Prato Matteo Biffoni. Più prudente invece il sindaco di Livorno Luca Salvetti, che richiama le possibili tensioni e divisioni generate dalle competizioni interne.

Il dibattito arriva in un momento delicato per il centrosinistra toscano, impegnato nei ballottaggi di Arezzo e Viareggio. Ma il messaggio che parte dalla Toscana sembra chiaro: se la nuova legge elettorale dovesse confermare le liste bloccate, una parte significativa del Pd chiederà di affidare agli elettori la scelta dei candidati attraverso le primarie, trasformando una questione regionale in un possibile tema nazionale. Lo scrive Repubblica. 

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