"Pur in un assetto che si va ancora conformando, il ruolo della Regione è sentito sempre di più tra i cittadini". Lo ha detto il governatore toscano Eugenio Giani questa mattina durante l'evento con cui la Regione Toscana ha celebrato nella sua sede in Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze il 56mo anniversario del primo voto che il 7 e 8 giugno 1970 elesse i Consigli regionali della Toscana e delle altre 14 neoistituite Regioni a Statuto ordinario.
Le celebrazioni quest'anno, si spiega in una nota, sono state dedicate alla figura di Piero Calamandrei, uno dei padri della Repubblica e tra i massimi artefici del regionalismo in Costituzione, di cui ricorrono i 70 anni della scomparsa. "La sua idea equilibrata di Repubblica regionalista che riuscì a far affermare nella Costituzione è stata la scelta giusta", ha osservato Giani, precisando che il ricordo di Calamandrei si riconnette direttamente agli 80 anni della Repubblica e del primo voto delle donne. A caratterizzare la giornata, conclusasi con il concerto delle fanfara dei carabinieri in piazza Duomo, le lectio magistralis di Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, e Paolo Caretti, professore emerito di Diritto costituzionale al Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università degli Studi di Firenze. Entrambi hanno ricordato il percorso non facile che portò alla nascita delle Regioni a distanza di ben 22 anni dall'entrata in vigore della Carta e che quel percorso non può considerarsi ancora del tutto concluso. Spini ha evidenziato l'altissima affluenza che caratterizzò, il 95,8%, il voto del giugno 70, "segno del grande consenso che le neonata istituzione registrava nel corpo elettorale". Caretti ha auspicato che l'impegno delle Regioni continui perché "la trasformazione dello Stato in Stato regionale, come previsto dall'articolo 5 della Costituzione, diventi effettiva".
Per Giani "senza le Regioni, oggi non avremmo Nidi Gratis e Libri Gratis, non avremo opere come la tramvia" ha sottolineato riferendosi in particolare alle risorse comunitarie, su cui è tornato a rivendicare, come punto di un dibattito che si intensificherà nei prossimi mesi, il ruolo delle Regioni anche per la futura programmazione 2028-2034, di fronte ai tentativi di "un accentramento della gestione da parte dello Stato e una riduzione della loro entità".
Le celebrazioni quest'anno, si spiega in una nota, sono state dedicate alla figura di Piero Calamandrei, uno dei padri della Repubblica e tra i massimi artefici del regionalismo in Costituzione, di cui ricorrono i 70 anni della scomparsa. "La sua idea equilibrata di Repubblica regionalista che riuscì a far affermare nella Costituzione è stata la scelta giusta", ha osservato Giani, precisando che il ricordo di Calamandrei si riconnette direttamente agli 80 anni della Repubblica e del primo voto delle donne. A caratterizzare la giornata, conclusasi con il concerto delle fanfara dei carabinieri in piazza Duomo, le lectio magistralis di Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli, e Paolo Caretti, professore emerito di Diritto costituzionale al Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università degli Studi di Firenze. Entrambi hanno ricordato il percorso non facile che portò alla nascita delle Regioni a distanza di ben 22 anni dall'entrata in vigore della Carta e che quel percorso non può considerarsi ancora del tutto concluso. Spini ha evidenziato l'altissima affluenza che caratterizzò, il 95,8%, il voto del giugno 70, "segno del grande consenso che le neonata istituzione registrava nel corpo elettorale". Caretti ha auspicato che l'impegno delle Regioni continui perché "la trasformazione dello Stato in Stato regionale, come previsto dall'articolo 5 della Costituzione, diventi effettiva".
Per Giani "senza le Regioni, oggi non avremmo Nidi Gratis e Libri Gratis, non avremo opere come la tramvia" ha sottolineato riferendosi in particolare alle risorse comunitarie, su cui è tornato a rivendicare, come punto di un dibattito che si intensificherà nei prossimi mesi, il ruolo delle Regioni anche per la futura programmazione 2028-2034, di fronte ai tentativi di "un accentramento della gestione da parte dello Stato e una riduzione della loro entità".
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