AGGIORNATA - Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031, organo che era scaduto lo scorso 31 dicembre.
Nel board, come anticipato da La Nazione, figurano Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, e Alessandro Campi, professore di Scienza politica e Relazioni internazionali del dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Perugia e direttore dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Roma. E ancora, Carmen Bambach, considerata tra le maggiori esperte mondiali di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art, e Stefano Mugnai, ex consigliere regionale e ex deputato di Forza Italia, già candidato presidente della Toscana nel 2015. Del nuovo cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.
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Dopo sei mesi di attesa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031. Si tratta di un organo composto da figure considerate vicine all'attuale maggioranza di governo e destinato a guidare il principale polo museale italiano in una fase particolarmente delicata, segnata da recenti polemiche e cambiamenti strategici.
Tra i componenti figurano Alessandro Campi, storico collaboratore di Gianfranco Fini, il segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato, e Stefano Mugnai, già esponente di Forza Italia. A rappresentare il profilo più strettamente legato al mondo dell'arte è invece Carmen Bambach, considerata tra le maggiori esperte mondiali di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e Stampe del Metropolitan Museum of Art.
Del nuovo Cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde. La nomina arriva in un momento di forte attenzione sul museo, tra il caso hacker, il tramonto del progetto Uffizi Diffusi e il prossimo rinnovo del comitato scientifico. Proprio la presenza di Carmen Bambach ha già acceso alcune discussioni tra gli addetti ai lavori, che evidenziano possibili questioni legate al suo ruolo al Metropolitan Museum, istituzione che in passato ha ricevuto prestiti di opere provenienti dagli Uffizi per importanti esposizioni internazionali. Lo scrive Repubblica Firenze.
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